Ponte Morandi, secondo incidente probatorio. Diaz: "Benetton associazione criminale?"

di Redazione

Prossima udienza fissata al 3 giugno. La rabbia del fratello di una vittima

"In questo processo ci sono più indagati che vittime. Non so se la famiglia Benetton abbia creato un'organizzazione criminale o sia solo una questione di mentalità". Così Emmanuel Diaz, fratello di Henri, un delle vittime del crollo di Ponte Morandi, presente oggi al tribunale di Genova per il secondo incidente probatorio. "La Procura sta agendo benissimo – ha proseguito – Sono molto fiducioso, sta seguendo tutte le regole. Sono invece molto deluso dal vedere che gli indagati sono ormai così tanti che le vittime sono diventate poche. La giustizia arriverà. Non so quando ma non importa, l'importante è ottenerla.  L'operato del Governo? Sono ottimista, sono sempre molto presenti e resto tranquillo".

Intanto è stata fissata al tre giugno la prossima udienza del secondo incidente probatorio nell'ambito dell'inchiesta sul crollo del ponte Morandi. Il gip ha accolto la richiesta dei difensori degli indagati che avevano chiesto tempo per studiare i 40 quesiti proposti dalla procura. Respinte invece le richieste di sospendere questo incidente probatorio in attesa che finisca il primo. Il tre giugno, quindi, i legali discuteranno avanzando loro modifiche alle domande dei pm e il giudice deciderà quali accogliere.

Nel corso della mattinata, il pubblico ministero Massimo Terrile ha spiegato i 40 quesiti della procura che il giudice per le indagini preliminari Angela Nutini dovrà decidere se accogliere in tutto o in parte.

Vista la complessità degli argomenti, le difese hanno chiesto un termine di almeno una settimana per esaminarle. I quesiti vanno dal perché vennero ignorati gli studi del politecnico di Milano, che aveva segnalato risposte non conformi, all'analisi del progetto originario dell'ingegnere Morandi e alla sua corrispondenza con quanto realizzato, fino alla comparazione dei due lavori di 'retrofitting', quello del 1992 sulla pila 11 e quello del 2015 sulle pile 9 (quella crollata) e la 10. Ma, ancora, lo stato di manutenzione, il tipo di controlli fatti, sul ruolo del ministero e le eventuali inerzie del Mit.