Nada Cella, i pm: "Soracco parlò di aggressione, poi mentendo cambiò versione"
di Redazione
Con gli investigatori della Mobile, il commercialista usò la versione del malore
Il commercialista Marco Soracco, nel cui studio a Chiavari venne trovata quasi morta la segretaria Nada Cella il 6 maggio 1996, disse al telefono a una cliente che la donna era stata aggredita. Ma agli investigatori ha sempre ripetuto che all'inizio aveva pensato a un malore o a una caduta. E' quanto emerge dall'avviso di conclusione indagini notificato dalla procura a Soracco, alla sua anziana madre Marisa Bacchioni e all'ex insegnante Annalucia Cecere, ritenuta dagli investigatori l'assassina. Questa circostanza, secondo l'accusa, sarebbe una delle tante bugie che il professionista, insieme alla mamma, avrebbe raccontato agli agenti della mobile sia all'inizio delle indagini che dopo la riapertura nel 2021. Per questo i due sono accusati di false informazioni al pm e favoreggiamento.
Per la procura, infatti, Soracco avrebbe visto la Cecere sul luogo del delitto ma l'avrebbe coperta in tutti questi anni. Da quanto ricostruito dagli investigatori, che hanno risentito tutti i vari testimoni, quella mattina l'omicidio avvenne poco prima delle 9. Quel giorno, in particolare, alcuni clienti provarono a telefonare subito dopo le 8.30 senza avere alcuna risposta. In particolare Giuseppina Vaio ha raccontato di avere chiamato alle 8.40 senza avere alcuna risposta. Riprovò alle 9 e una voce femminile, anziana e molto infastidita, le disse che non era lo studio che cercava. La testimone allora scrive su un foglio il numero e richiama. Di nuovo, la stessa voce femminile, risponde agitata con un secco no e riaggancia. La Vaio va a prendere il caffè con un collega e al rientro riprova a chiamare il numero e risponde Soracco che la prega di chiamare più tardi "perché la sua segretaria è stata appena aggredita". E però, il commercialista ha sempre detto di avere pensato a un malore, così come la madre, anche se entrambi ben si guardano dal toccare gli oggetti o Nada Cella. Una bugia, secondo la procura.
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