Maldive, le salme dei quattro sub sabato in Italia. Le ceneri di Montefalcone saranno disperse in Sardegna

di m.m.

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La Ceo di Dan Europe: "Grotta complessa e profonda, la cui penetrazione richiede esperienza e attrezzature adeguate"

Maldive, le salme dei quattro sub sabato in Italia. Le ceneri di Montefalcone saranno disperse in Sardegna

VERBANIA - Dovrebbero arrivare domani, sabato 23 maggio, intorno alle 13, all'aeroporto di Malpensa su un volo Turkish Airlines, le salme di Monica Montefalcone, docente dell'Università di Genova, della figlia Giorgia Sommacal, della ricercatrice di Unige Muriel Oddenino e di Federico Gualtieri, laureato di recente all'ateneo genovese. Dopodiché sarà disposta l'autopsia sui corpi dei quattro sub morti alle Maldive.

Dagli esami autoptici potrebbero arrivare chiarimenti su quanto avvenuto nelle acque dell'atollo di Vaavu. Il primo corpo sul quale saranno eseguiti è quello di Gianluca Benedetti, il capobarca di 44 anni originario di Padova, il cui corpo era stato recuperato per primo. Nel suo caso l'autopsia è fissata per lunedì.

La salma della professoressa Montefalcone sarà poi cremata (come spiegato nei giorni scorsi al Corriere della Sera dal marito Carlo Sommacal) e le ceneri sparse in Sardegna, a Capo Mannu, dove la famiglia trascorreva le vacanze estive.

Intanto, sarà l'inchiesta aperta dalla Procura di Roma a provare ad unire i punti oscuri della tragedia: elementi in più arriveranno dagli esiti delle autopsie dei cinque sub morti, in programma la prossima settimana; dall'analisi dell'attrezzatura che avevano nell'immersione (muta, bombole, telecamera go-pro, luci, computer, ecc) e dei telefonini, pc, chiavette, hard disk, che avevano lasciato sulla Duke of York.

Questi ultimi oggetti sono stati già riportati in Italia da uno dei colleghi della professoressa Montefalcone e sono stati sequestrati dalla squadra mobile di Genova. Sami Paakkarinen, Jenni Westerlund e Patrik Grönqvist si sono immersi oggi per il quarto e ultimo giorno. Sono entrati di

nuovo nella grotta per raccogliere tutto il materiale lasciato nei giorni precedenti. Sono quindi stati sentiti dalle autorità maldiviane che stanno indagando. La loro testimonianza potrebbe anche essere acquisita dai magistrati romani. Difficile prevedere se alla fine emergeranno responsabilità.

Da quanto emerso finora la tragedia sembrerebbe determinata da una sottovalutazione dei rischi dell'escursione in quella che Laura Marroni, la ceo di Dan Europe, l'organizzazione che ha inviato il team di recupero, definisce parlando con l'ANSA "una grotta complessa e profonda, la cui penetrazione richiede esperienza e attrezzatura adeguata". Una grotta che verosimilmente non si poteva visitare in tutta la sua ampiezza, due ampie camere divise da uno stretto corridoio di 30 metri, con addosso bombole di 12 litri come quelle che avevano i 5 italiani. Nella seconda camera la grotta scende fino a 60 metri. "A quelle profondità - spiega Marroni - si ha un'autonomia di 10-12 minuti con quel tipo di bombole".

I cinque italiani, dopo la caverna esterna, quella collegata col mare, hanno imboccato il corridoio - largo tre metri, alto circa un metro e mezzo e lungo 30 - e sono entrati nella seconda camera. Qui probabilmente hanno tentato di tornare indietro per lo stesso corridoio il cui ingresso però, per un effetto ottico causato anche dalla sabbia presente, visto dall'ambiente più basso non sembra una via di uscita; ne hanno quindi imboccato un altro a sinistra. E' stata la scelta fatale: si trattava infatti di un cunicolo chiuso dal quale i 4 non sono più riusciti a tornare indietro (la guida, Gianluca Benedetti, era stata trovata nel primo ambiente, forse era riuscito a trovare la via giusta ma troppo tardi).

Lì, uno vicino all'altro, li ha trovati il team di subspeleologi della Dan. Che per tentare il recupero si erano muniti di equipaggiamenti ben più 'pesanti': dal 'rebreather', sistema che consente di stare sott'acqua oltre 5 ore, agli scooter subacquei, alla sagola, il filo d'Arianna da fissare sulle pareti della grotta e fondamentale per trovare la via d'uscita. Non è chiaro se la spedizione italiana lo avesse. I sub finlandesi hanno trovato sagole alle pareti ma potrebbero essere state fIssate dai sub maldiviani che si sono immersi per recuperare i corpi prima di loro (è uno è anche morto).    Laura Marroni non si sbilancia su un'eventuale sottovalutazione dei rischi da parte dei cinque italiani, ma mette in guardia dal fenomeno dell'"overconfidence".

Si tratta dell'eccesso di sicurezza che le persone più esperte a volte hanno e che li porta a non considerare adeguatamente i pericoli di quello che stanno facendo. Risposte più precise si avranno dall'inchiesta della procura di Roma che avrà in mano tutti gli elementi - comprese le

testimonianze delle altre persone che si trovavano sulla Duke of york - per ricostruire la dinamica di quello che accaduto. Risposte che non allevieranno il dolore delle famiglie.

 

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