Liguria, l'impatto ambientale mette il freno ai parchi eolici

di Redazione

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Liguria, l'impatto ambientale mette il freno ai parchi eolici

La Liguria si trova di fronte a una sfida cruciale: accelerare lo sviluppo delle energie rinnovabili per rispettare gli obiettivi fissati a livello nazionale ed europeo. Entro il 2030, la regione dovrebbe installare oltre 1.000 megawatt di nuova capacità, tra impianti eolici e fotovoltaici di grande scala, fondamentali per ridurre la dipendenza dal gas e contrastare il cambiamento climatico.

Tuttavia, il percorso è ancora in forte ritardo. Secondo le analisi della società Elemens, ad oggi sono stati realizzati impianti per circa 200 megawatt, meno di un quinto del traguardo previsto. Dei circa 800 megawatt mancanti, solo una piccola parte è già autorizzata, mentre la maggioranza dei progetti — soprattutto parchi eolici — è ancora nelle fasi iniziali e incerta sul piano delle approvazioni.

A complicare ulteriormente la situazione sono le recenti valutazioni negative espresse dall’ufficio Paesaggio della Regione su diversi progetti. Il motivo risiede nella presunta incompatibilità con le norme relative alle aree "Ani-Ma", cioè "aree non insediate in regime di mantenimento", previste dal Piano territoriale di coordinamento paesistico. Si tratta di zone da preservare, dove nuove installazioni vengono considerate problematiche.

Secondo alcuni progettisti, questa posizione rappresenterebbe "un’interpretazione restrittiva" della normativa aggiornata sulle rinnovabili. Il paradosso, spiegano, è che i pareri tecnici risultano spesso favorevoli sotto molti aspetti, ma si concludono comunque con un giudizio di incompatibilità. Una situazione che genera incertezza e rallenta gli investimenti.

Un caso emblematico è quello della società Fera, tra i principali operatori del settore in Italia. L’azienda ha sviluppato diversi parchi eolici, soprattutto nel savonese, e sta lavorando a due nuovi progetti nell’area di Isola del Cantone, ciascuno da 18 megawatt. Uno, denominato "Popein", ha già ottenuto il via libera; l’altro, "Isola del Vento", è ancora in fase autorizzativa e incontra ostacoli legati proprio ai vincoli territoriali.

Le criticità non si fermano agli aspetti paesaggistici. Sul territorio si registrano anche opposizioni da parte di associazioni ambientaliste, enti locali e comitati civici. Tra i nodi principali c’è l’adeguamento delle infrastrutture di accesso: per costruire gli impianti è necessario ampliare alcune strade sterrate, operazione che coinvolge terreni soggetti a particolari vincoli storici e di uso civico.

Secondo i contestatori, si tratterebbe di aree di proprietà collettiva, risalenti addirittura al Medioevo, che non possono essere modificate senza specifiche procedure. Inoltre, viene sollevato il dubbio che i due progetti distinti costituiscano in realtà un unico intervento più grande, che avrebbe dovuto seguire un iter autorizzativo di livello nazionale.

Dal canto suo, l’azienda replica che "non si tratta di espropri, ma di semplici servitù di passaggio" e richiama precedenti giuridici favorevoli. In particolare, una sentenza del Consiglio di Stato ha stabilito che gli impianti da fonti rinnovabili rappresentano opere di pubblica utilità, compatibili anche con terreni soggetti a uso civico.

Nel frattempo, dalla Regione arriva la consapevolezza che il problema esiste. Una fonte interna ammette che "non si è potuto fare diversamente" finora, ma assicura che la situazione sarà affrontata con una nuova normativa sulle aree idonee, attesa a breve. Questa legge dovrebbe individuare le zone più adatte agli impianti, semplificando e velocizzando le procedure autorizzative.

Le aziende del settore restano in attesa, mentre continuano a confrontarsi con vincoli datati e interpretazioni restrittive. Il rischio, sottolineano gli operatori, è che senza un cambio di passo concreto la Liguria possa faticare a raggiungere i propri obiettivi energetici, restando indietro nella transizione verso un sistema più sostenibile.

 

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