Lavoratori IIT in sciopero, incontro con Salis: "Scriverò al Governo per chiedere attenzione"
di Redazione
GENOVA - La sindaca di Genova Silvia Salis e l’assessore al Lavoro e alle Relazioni sindacali Emilio Robotti hanno incontrato una delegazione di circa 40 lavoratrici e lavoratori dell’IIT che, insieme ai rappresentanti delle RSU, CGIL e USB, hanno illustrato le motivazioni dello sciopero in corso.
«Scriverò al Governo per chiedere attenzione per una vertenza che difende la dignità di tutto il comparto della ricerca in Liguria - ha detto la sindaca di Genova, Silvia Salis, incontrando lavoratrici e lavoratori dell’IIT a Palazzo Tursi - un Governo che da anni ci parla di eccellenza del Made in Italy e a cui dobbiamo fare capire che questo è Made in Italy di livello e produce un lavoro di qualità per i ricercatori e per chi lavora nel mondo della ricerca. Per mandare avanti questi istituti servono molte professionalità diverse: non si può parlare solo dei risultati della ricerca senza parlare di chi lavora per raggiungere quei risultati. La ricerca è progresso ed è progressista, perché guarda al futuro in un momento in cui talvolta sembra semplice rifugiarsi nel passato. Difendere il lavoro dei ricercatori è un modo per difendere il progresso di questa nazione, la dignità di chi lavora per il progresso e la ricerca, gli unici elementi che ci consentono di predire il futuro».
«I lavoratori chiedono un aumento dei fondi destinati alla ricerca e il rinnovo del contratto di lavoro, che attualmente comporta un incremento di appena 20 euro mensili in busta paga. Hanno inoltre denunciato il disinteresse del Governo nei confronti di un settore strategico come quello della ricerca e, in particolare, dell’IIT, eccellenza del made in Italy – ha spiegato l’assessore Robotti - questa situazione ha determinato la presenza di circa 200 contratti a termine, spesso accompagnati da stipendi inadeguati. Come amministrazione, chiediamo un impegno concreto a livello nazionale per sostenere lo sviluppo della ricerca, fondamentale per il futuro della nostra città e del Paese, nonché per garantire condizioni dignitose ai lavoratori del settore, sempre più spesso costretti a emigrare all’estero per vedere riconosciute le proprie competenze».
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