La trasformazione del quartiere della Foce

di Paolo Lingua

La trasformazione del quartiere della Foce

Entro il 2024 l’intera area della Foce cambierà completamente fisionomia, funzione, ruolo e significato economico, culturale e sociale. E’ quasi certamente l’intervento  urbanistico pèiù radicale che è in corsa a Genova. Si intrecciano questioni immobiliari ed edilizie, panoramiche, commerciali, turistiche e collegamenti alla nautica da diporto. La sfera d’interessi è vasta e passa il confine non solo della città, Ma anche della Liguria, perché il progetto residenziale, frutto della matita di Renzo Piano (autore comunque  del disegno del Waterfront di Levante nel suo insieme) sembra orami coinvolgere interessi dell’area del Piemonte e della Lombardia, perché gli appartamenti in riva al mare, con canali alle spalle e un fronte di porto turistico sono particolarmente attrattivi. Tanto è vero che si è appreso che già trecento interessati si sono fatti avanti per informarsi sulla situazione: è importante perché la disponibilità dovrebbe essere attorno ai 200 appartamenti che poi avranno al pianterreno spazi comuni, palestre e punti di ritrovo.

E’ indubbio – e questa è anche la scommessa sul piano sociale e dei comportamenti sulla quale sta puntando l’amministrazione comunale che crede fermamente nel progetto che ritiene una scelta vincente – che i cambiamenti di abitudini, e persino gli spostamenti, del quartiere cambieranno profondamente. Vale la pena ricordare che per oltre quarant’anni l’intera area è stata condizionata dalla vita e dalle attività della Fiera Internazionale che è stata legata – ed è giusto averne un ricordo positivo a tutto campo – alla ripresa economica in crescendo del dopoguerra, creando, di anno in anno, accanto la Salone Nautico, la punta di diamante, iniziative commerciali, gastronomiche, mostre (è stata la culla di Euroflora), per non parlare delle attività del Palasport con la boxe, lo sport indoor e anche spettacoli e grandi show, come il concerto di Frank Sinatra.

Il declino della Fiera, un fenomeno però che ha coinvolto anche le altre grandi Fiere italiane, è cominciato con le Colombiane e con lo spostamento di molte attività nel Porto Antico. Lentamente sono diminuite le iniziative e l’area si è per certi aspetti desertificata, Anche l’Ucina, che aveva nell’area la propria sede, si è trasferita. L’unica  struttura che è sopravvissuta e ancora oggi è funzionale (in particolare al Salone Nauttico) e in pieno uso è il cosi9ddetto “padiglione azzurro” di Jean Nouvel. Nel corso dell’ultimo anno, con un po’ di malinconia per i genovesi più anziani tutti i padiglioni e la sede amministrativa sono stati demoliti. La Fiera resterà dunque solo un ricordo e un documento della storia economica e sociale di Genova.

Ma, oggi, i lavori nell’area fervono e si punta all’accelerazione anche perché ci sono in contemporanea interventi di parte privata e di parte pubblica su tutti gli spazi. Si cerca quindi di evitare  interferenze reciproche che possano rallentare la realizzazione dei progetti. Tra l’altro, proprio per rendere funzionale l’intero nuovo quartiere è prevista già la realizzazione d’un grande parcheggio interrato che potrà ospitare oltre 1600 posti auto. Ma nelle prospettiva già avanzata nel disegno di Renzo Piano è previsto anche un parcheggio in superficie di interscambio, per consentire un traffico più razionale con l’uso sia di mezzi privati che l’impiego di mezzi pubblici. In tutta l’area opera un importante gruppo privato, la CdS Holding, una società di Brescia che realizzerà appunto  sia gli edifici privati di abitazione (si prevedono due grandi palazzi) sia il ridisegno del Palasport, da troppo tempo abbandonato e in disuso. Il Palasport ospiterà, oltre che iniziative sportive al chiuso, anche negozi, ristoranti e centri commerciali. Sarà articolato in maniera funzionale e sarà ovviamente un ulteriore polo complementare di attrattiva.

Da parte sua l’amministrazione comunale opera per completare la sua parte entro la prossima primavera . Dovrebbe essere pronto il canale principale con l’acqua scorrevole e quindi navigabile e le banchine di attracco. Il canaletto secondario che arriverà al Palasport, sarà realizzato in seguito per non intralciare gli altri lavori in corso. Il sistema dei canali, essendo una funzione turistica, dovrebbe, sulla base d’un programma non ancora approvato, essere in futuro affidato al Porto Anticvo, soluzione fisiologica e razionale, ma non ancora messa a punto nei dettagli e nel sistema finanziario.

Non mancano comunque altri interrogativi sul futuro del nuovo quartiere per quel che riguarda i trasporti e la comunicazione. Infatti, il Comune, al di là dello specifico progetto sull’area della ex Fiera, ha messo in campo, ma ancora con progetti da definire e da finanziare, la possibilità di raggiungere l’area della Foce attraverso un tunnel sotto il porto. A questo proposito si è anche adombrata l’ipotesi della demolizione dell’ultimo tratto della Sopraelevata. Sulla questione sono in corso, per la verità, da quasi due decenni, discussioni più teoriche che concrete, a voler essere sinceri. Infatti il progetto del tunnel sotto il porto, limitato al traffico privato, è rimasto un discorso sulla carta, sospeso e ripreso più volte.

Recentemente il Comune lo ha rimesso in campo, nel quadro d’un programma più vasto che supera le prospettiva di un decennio e forse anche di più pèer alleggerire il traffico cittadino in superficie. Più complessa ancora la questione della demolizione parziale dll’ultimo tratto della Sopraelevata, arteria che, ancor oggi, è funzionale all’intero sistema di interconnessione del traffico. La situazione generale comunque poggia su molti aspetti concreti e in via di realizzazione, oltre che  dei soliti progetti, sovente più di sogno che di realtà, come del resto accade in tutte le città del mondo.