La storia della “gang degli orfani” arrestata dopo la razzia nelle scuole

di Redazione

I sette 19enni albanesi arrivati in Italia da minori e senza genitori: “Molti si integrano, altri faticano...”

La storia della “gang degli orfani” arrestata dopo la razzia nelle scuole

SUL CARTELLO C'E' SCRITTO: “Vietato l'ingresso ai non autorizzati”. Ma il cancello spalancano davanti alla porta della succursale del liceo Cassini e del Colombo, in una strada in questi giorni poco trafficata da auto e pure da passanti come via Peschiera, a ridosso di via Assarotti, è stato un invito ad entrare per sette piccoli aspiranti ladri albanesi che qualcuno ha subito battezzato la “banda degli orfani”. I poliziotti delle volanti però ieri mattina sono stati più bravi e li hanno arrestati con la refurtiva fra le mani.

MINORI ALBANESI NON ACCOMPAGNATI, ESODO CONTINUO...

I ragazzi della banda degli orfani fanno parte delle centinaia di albanesi che negli anni sono arrivati in Italia e a Genova da minori e senza genitori e per questo vengono assistiti dal comune di Genova, come prevedono le normative, sino a quando diventano maggiorenni. Un fenomeno che se esteso a tutti i migranti stranieri che arrivano in Italia prima dei 18 anni raggiunge numeri importanti, visto che al marzo del 2019 erano 8.342 e  e solo il 3% di loro ha potuto beneficiare dell’affido familiare

Si racconta che questi baby migranti clandestini si materializzino a Genova tutti allo stesso modo, come a replicare un cliché evidentemente non casuale: valigia alla mano, chiedono in lingua albanese aiuto al poliziotto di turno all'ingresso di servizio della questura. Sanno già che saranno affidati ai servizi sociali ed dislocati in un centro per minori.

QUEL POLIZIOTTO SICILIANO CHE PARLA ALBANESE

Una curiosità: fra gli agenti del “cancelletto”, l'ingresso di servizio della questura, sino a pochi mesi fa ce n'era anche uno siciliano originario della Piana deli Albanesi, poco lontano da Palermo, che conosce la loro lingua e li mette subito a loro agio.

Questi minori appena compiono 18 anni si vedono spalancare la possibilità di muoversi in completa libertà in Italia. Tanti coetanei, la stragrande maggioranza, come raccontano gli assistenti sociali, ripagano la fiducia e si trovano un lavoro, o comunque rigano dritto. Loro, i sette ladruncoli fermati in via Peschiera, tutti nati nel 2000, invece hanno preferito provare ad aprire una piccola azienda del crimine. Specialità della ditta: furti nelle scuole.

TUTTI NATI NEL DUEMILA E TUTTI INCENSURATI

I baby ladri, tutti ancora incensurati, però sono stati sfrontati, tanto da alloggiare al fianco della scuola razziata. Dove gravitavano da tempo. Ieri un bidello ha visto una porta scassinata e un abitante ha intravvisto la luce filtrare dal loro “covo”, quel palazzo che doveva essere disabitato, ed è scattato l'allarme alla polizia.

Gli agenti delle volanti diretti dal primo dirigente Alessandra Bucci sono arrivati quatti quatti e, circondato l'edificio, un dedalo di aule intonse appena ristrutturate con fondi comunitari, e li hanno sorpresi nel sonno.

REFURTIVA PER VENTIMILA EURO

Nel dormitorio la refurtiva del Cassini e del Liceo Colombo, dove i ladri sono entrati scassinando alcune porte e rubando le chiavi delle aule. Il loro bottino ammonta a circa 20 mila euro, 20 tablet, 23 pc, 5 maxi tv da 55 pollici e altro materiale didattico. Insomma avevano ripulito l'aula multimediale della scuola e senza l'intervento della polizia l'inizio del nuovo anno scolastico sarebbe stato davvero in salita per gli allievi del Cassini.

LA PRESIDE CAMBIASO: “E' ANDATA BENE, GRAZIE POLIZIA”

Per questo ieri il dirigente della scuola, Daniela Cambiaso, ha ammesso che l'intervento delle volanti ha salvato l'inizio dell'anno, “è andata bene perché hanno recuperato tutti i pc e le tv” ha detto a Telenord, precisando di non sapere nulla delle modalità del furto e che i ladri sono entrati anche nell'istituto Colombo.

Gli agenti infatti dopo avere arrestato i sette ladruncoli hanno recuperato la refurtiva, a cui erano state già state staccate le etichette della scuola e in parte già imballata per essere spedita in Albania. Un lieto fine suggellato dalla decisione del giudice che nella direttissima ha convalidato l'arresto e disposto che i ragazzi potessero tornare liberi, ma con un obbligo di firma. La lezione di criminalità, per una volta, non è andata a buon fine.

SEMBRAVANO STUDENTI IN GITA SCOLASTICA

I sette ladri proprio per la loro tenera età, a qualche vecchio agente della questura hanno fatto anche un po' di tenerezza. "Quando sono usciti tutti insieme dalla questura per salire sul pulmino che li portava in tribunale, a vederli da lontano, con il loro viso da bambino, spensierati e per nulla preoccupati, sembravano studenti in gita scolastica".