La seconda vita delle funivie: Genova prova a inserirsi del filone dell'innovazione
di Redazione
Nel panorama della mobilità urbana, le funivie stanno emergendo come una soluzione sempre più diffusa e innovativa, anche se in Italia persistono ancora resistenze culturali che le associano esclusivamente all’ambiente montano. A sottolinearlo è Maurizio Todesco, responsabile delle relazioni esterne di Leitner, azienda altoatesina attiva a livello globale nella realizzazione di impianti a fune. Il gruppo ha già lavorato in numerosi contesti internazionali e segue con interesse anche le ipotesi progettuali che riguardano Genova, come quella di una cabinovia per la Valbisagno.
L’idea, sviluppata dal Politecnico di Milano, si inserisce nel filone delle cosiddette funivie urbane, infrastrutture pensate non tanto per il turismo quanto per integrare il trasporto pubblico locale. Secondo Todesco, qualsiasi valutazione concreta richiede uno studio di fattibilità dettagliato, ma l’esperienza internazionale dimostra che si tratta di sistemi già ampiamente testati e in espansione.
Il primo esempio significativo risale al 2004 a Medellín, dove una rete di cabinovie ha rivoluzionato la mobilità cittadina, diventando un modello replicato in altre aree del mondo. Oggi soluzioni simili sono presenti in diverse città dell’America Latina, tra cui Bogotá, Guayaquil e Santo Domingo, mentre in Messico sono in sviluppo progetti di grande scala nell’area metropolitana della capitale.
Anche in Europa l’interesse è in crescita, in particolare in Francia, dove sono stati realizzati diversi impianti urbani, tra cui quello dell’Île-de-France e la linea Télèo a Tolosa, progettata per integrarsi con autobus e metropolitana. In Italia, invece, il settore è ancora agli inizi, ma sono già in corso interventi come quello previsto a Trieste.
Le cabinovie urbane non sostituiscono i sistemi tradizionali di trasporto di massa, ma li affiancano come soluzioni complementari. Si rivelano particolarmente efficaci per superare ostacoli naturali, aree congestionate o dislivelli, offrendo vantaggi in termini di tempi di percorrenza, consumi energetici e costi di manutenzione. Il loro valore risiede proprio nell’integrazione con autobus, tram e metropolitane, contribuendo a rendere più efficiente la rete complessiva.
Per quanto riguarda il progetto della Valbisagno, le stime preliminari parlano di un investimento tra 140 e 160 milioni di euro per circa 6,5 chilometri di tracciato e otto stazioni. Tuttavia, i costi effettivi dipendono da numerosi fattori tecnici, come la tipologia di impianto, la conformazione del territorio e la capacità di trasporto richiesta.
Un altro aspetto spesso discusso riguarda l’impatto delle condizioni meteo, in particolare del vento. Anche in questo caso, le tecnologie attuali permettono di adottare soluzioni progettuali in grado di garantire stabilità e sicurezza, come dimostrano i lavori in corso proprio a Trieste, città nota per le raffiche intense. In definitiva, le funivie urbane rappresentano una alternativa sostenibile e sempre più concreta, capace di adattarsi a contesti complessi e in evoluzione.
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