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La nuova America di Joe Biden e le prove di dialogo col Vecchio Continente

di Paolo Lingua

La nuova America di Joe Biden e le prove di dialogo col Vecchio Continente

Sembra ormai evidente, salvo colpi di scena nei ricorsi di Donald Trump (che per adesso non sembrano aver raccolto grandi successi), la vittoria di Joe Biden. Sono già numerosi i capi di Stato e di Governo - compresi Matterella e Conte - che hanno dato ormai per scontato l'esito delle elezioni presidenziali e hanno inviato i loro rallegramenti a Biden. Restano in attesa della conclusione del conteggio dei suffragi Russia e Cina, ma è anche un atteggiamento superprudenziale più che comprensibile. Biden si sta già muovendo con un gruppo di stretti collaboratori, molti dei quali entreranno a far parte del suo governo dopo gennaio,  per dare le prime indicazioni.

Oltre che l'unità degli Usa (che Trump in parte aveva spaccato), Biden pensa ai diritti civili, al superamento dei pregiudizi razziali, al ruolo delle donne e alle scelte che Trump aveva rimosso come tutte le questioni di carattere ecologico e soprattutto tornare ai temi della difesa del clima. Queste scelte comporteranno la ripresa di un dialogo con le Nazioni Unite e con molti Stati che di questi argomenti avevano fatto una loro battaglia. Più complesso appare quanto riguarda la politica estera e le scelte di comportamento nelle parti più in crisi e in conflitto del mondo: Libia, Medio Oriente, Isis, politica nucleare e rapporti che Trump aveva messo in crisi con paesi come l'Iran. Assai complessa sarà la sua gestione dei rapporti con la Cina che Trump aveva reso conflittuali anche per le questioni assai complesse della concorrenza economica tra le due superpotenze. Anche con Putin sarà importante riavviare un rapporto diplomatico.

Ma, forse, l'aspetto più complesso di quali saranno le scelte del nuovo presidente del nuovo presidente  USA nei confronti dell'Europa. Dal Vecchio Continente, alleato storico dell'America, sono già giunti messaggi di amicizia e di apertura.  Trump, com'è noto, non aveva simpatia per l'Europa e criticava pesantemente anche la gestione della Nato. E il suo sovranismo - poco gradito da quasi tutti i maggiori Paesi europei (Francia, Spagna, Germania, Italia, Portogallo e dalla stessa Inghilterra), tutti fautori d'una democrazia rivolta al dialogo internazionale - è ormai visto come una sconfitta politica da non sottovalutare, anche perchè proprio il sovranismo di tanto in tanto emerge all'interno di alcuni Stati o tra i partiti di apposizione di altri. Basti pensare in Italia alla Lega e a Fratelli d'Italia, o alla Le Pen in Francia. Non a caso Matteo Salvini - ma solo lui, con forti distinguo da parte dei suo vice Giorgetti - è l'unico che abbia fatto una mezza sortita a favore di Trump, nei giorni scorsi. Ma il discorso è assai più complesso perchè, oltre alla "politica pura", il dialogo con l'Europa dovrà portare a una ripresa dei rapporti economici che Trump aveva in gran parte bloccato.

E' una questione delicatissima perchè in questo contesto, dominato dalle problematiche del coronavirus, assistiamo sui mercati a una ripresa economica della Cina, mentre gli Usa sono in calo e in affanno. La verifica viene dal diverso rapporto di traffici marittimi. Un dialogo economico, ovviamente, deve riportare vantaggi per le parti in causa e quindi saranno necessari esami, analisi e studio delle prospettive produttive e commerciali. Però forse questa, sotto tutti gli aspetti, sarebbe la scommessa più importante e interessante della nuova strategia USA. C'è infine un altro aspetto non meno delicato e interessante. Biden è il primo presidente cattolico, dopo Kennedy. Tra le tante freddezze di Trump di questi quattro anni, c'è stata certamente quella con papa Francesco, la cui visione del mondo è assai diversa, per non dire l'opposto dell'ormai ex presidente. Ci sono molte problematiche umanitarie e sociali sulle quali un dialogo tra Biden e papa Francesco potrebbero attirare l'attenzione del mondo, proprio in un momento nel quale, a quanto si dice e appare, c'è una certa freddezza tra il Pontefice e una parte dei dirigenti del mondo cattolico degli Stati Uniti. Ecco una prospettiva affascinante che si potrebbe aprire in un momento tanto delicato per le sorti dell'intera umanità.