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La bellezza della bicicletta

di Paolo Lingua

C’è un sogno che tutti gli amministratori pubblici da oltre un trentennio perseguono: mantenere nelle grandi città un traffico scorrevole e, al tempo stesso, diminuire l’inquinamento. E’ un tema che molti comuni hanno affrontato, sempre per combattere l’inquinamento, in materia di riscaldamento nelle stagione invernale. Ma non è semplice la soluzione, perché occorrerebbe trasformare tutti i sistemi abbandonando gas e petrolio per puntare sull’energia elettrica. Un obiettivo ancora lontano e che riguarda anche la trasformazione dei motori delle auto. Ma ci vorrà del tempo. Ora, il coronavirus per un paio di mesi ha svuotato le città. Bloccate quasi tutte le attività di lavoro, i servizi e le scuole, il traffico se non si è azzerato è diminuito più dell’80%. Ma ora, con la riapertura “politica” del 18 maggio e con la maggior ripresa generale del 1° giugno, si annuncia una ripresa massiccia, anzi superiore alla media, del traffico automobilistico, anche per via di tutti i paletti che sono stati posti alla movimentazione dei mezzi pubblici: bus, metropolitane e treni pendolari. In parole povere, una percentuale vistosa di cittadini non prende il mezzo pubblico. Ancora in questi giorni, girando per il centro si nota che sui bus, pensiamo a Genova,

i passeggeri sono pochi, per lo più anziani, muniti di guanti e mascherine. Sovente alle fermate intermedie nessuno scende e nessuno sale. I bus semivuoti attraversano la città in un clima un po’ malinconico.

Ma per i prossimi giorni si tema la ripresa del traffico, centrato, come si è detto, con una netta ripresa del mezzo privato, ormai assai meno sottoposto a controlli. E che si spera più comodo e veloce. Ma anche questa è una illusione, perché, in particolare nelle more di punta, si prevedono code e ingorghi. Il che si traduce in un aumento dell’inquinamento, proprio nel momento in cui le strade della città erano diventate più “respirabili”. Di qui il progetto di dar vita a piste ciclabili a trovare percorsi comodo e privi di pericoli e a recuperare spazi per il parcheggio delle due ruote. Si parla anche di moltiplicare La possibilità di ricariche per chi impiegherà bici elettriche. Si sta già mettendo a punto un percorso che collegherà Boccadasse con Principe. Per la verità, più sul piano ideologico che pratico, era già stato messo a punto un progetto simile ai tempi della giunta di Marta Vincenzi. Ma il passaggio ciclabile di via XX Settembre, tanto per fare un esempio concreto, ancora oggi è una striscia deserta dove transitano pèochi ciclisti nel corso d’una giornata. Un mezzo flop, per dire la verità sino in fondo. Oggi si spera, dopo questi mesi di trauma da virus e con le scuole comunque chiuse sino all’autunno, per non parlare dei molti lavoratori che operano ormai da casa, di poter dar vita a una sistema di traffico più funzionale e più praticato. Si parla persino di acquisti di biclette (ma anche di tricicli e di monopattini) a prezzi calmierati e di tutta una serie di agevolazioni per chi li impiega per spostarsi in città. Nell’arco di qualche mese (perché poi si dovrà capire cosa succede quando finisce la bella stagione) si dovrà avere una verifica concreta. Ci sono tutti gli estremi per entusiasmarsi e per “pensare positivo” secondo una formula che oggi piace a molti, soprattutto ai giovani. Ma quali sono i dubbi che possono insorgere dal progetto di “Genova in bicicletta” che tanto piace alla cultura ecologistica e ambientalistica? In primo luogo va considerata la struttura territoriale di Genova. Salvo alcuni percorsi, non lunghissimi, in centro (dove però il traffico è maggiore), Genova è una città “in salita”, come scriveva il poeta Giorgio Caproni, con percorsi non semplici e tortuosi. Cosa si potrebbe escogitare? Percorsi il pianura e poi parcheggi di scambio con la possibilità di raggiungere le alture con un piccolo e agile bus? E’ un potenziale di tipo “geografico” che vale a Nervi a Voltri e nelle vallate del Bisagno e del Polcevera. Perché per raggiungere le case in altura occorre avere un fisico tonico e la fatica è degna di professionisti. Poi occorre distinguere tra la passeggiata su due ruote per il piacere sportivo all’impiego per lavoro. Tanto è vero che si discute sull’impiego di bici pieghevoli tra poter trasportare su mezzi pubblici dai bus alle funicolari.

C’è poi un altro problema che potremmo definire “anagrafico”. Genova è una città che ha l’età media dei suoi abitanti tra le più alte d’Italia (e d’Europa). La longevità è una bella fortuna: vuol dire salute e saggezza. Non a caso ci vantiamo del nostro clima temperato. Ma per quel che riguarda biciclette e tricicli da guidare senza manubrio (anche con motorino elettrico) non è facile trovare una massiccia percentuale della popolazione disposta a inforcarli per spostarsi. Anche per via delle salite che città come Bologna o le altre dell’Emilia, Torino e quelle del Piemonte per non parlare della stessa Milano non conoscono essendo piatte come biliardi. Già Napoli, confusa per conto suo per il traffico ordinario, sarebbe nelle stesse condizioni di Genova.

Tirando le somme, siamo di fronte a un progetto ambizioso e viertuso ma il cui esisto ha certamente non poche difficoltà. Toccherà a Enrico Musso, ordinario di economia dei trasporti e ciclista appassionato, cercare di risolvere l’incarico che il sindaco Marco Bucci gli ha dato. Un percorso, visto che siamo in equilibrio su due ruote, tutt’altro che agevole da coprire. Per ora Musso è “solo al comando”. A lui il compito di trovare un traguardo di “bellezza”, ovviamente in bicicletta.

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