L'impresa sembrava disperata, ora resta difficile ma non impossibile

di Gessi Adamoli

L'impresa sembrava disperata, ora resta difficile ma non impossibile

Peccato il campionato si fermi proprio adesso. Ora che il Genoa ha vinto la sua prima partita casalinga e soprattutto ha maturato un'autostima tale da consentirgli di resistere in inferiorità numerica per quasi 80 minuti. La sceneggiata di Izzo è stata poco consona ad un professionista e ora ben si comprende perché Gasperini lo chiamava Mario Merola. Quanto al regolamento per cui il Var non può intervenire sul giallo che fa scattare il rosso siamo ad un tale livello di anacronistica perversione da lasciarci disarmati e senza parole.

L'ultimo successo in casa era datato 24 aprile 2021 (2 a 0 allo Spezia), quasi undici mesi senza una vittoria rappresentano un record negativo difficilmente eguagliabile. Il Genoa si è sbloccato, adesso è finalmente una squadra. Se reggi quattro quinti di partita in inferiorità numerica è perché scendi in campo con un'idea di gioco precisa e ognuno sa cosa fare, ma anche soprattutto perché tutti sono disposti a fare una corsa in più in soccorso del compagno in difficoltà. Questo lo si deve esclusivamente a Blessin, che non è scappato come Labbadia ma si è tuffato anima e corpo in un'impresa che sembrava disperata e che ora, dopo i 7 pareggi consecutivi e la vittoria sul Torino, resta difficile ma non impossibile.

Un primo obiettivo il Genoa dei 777 e di Blessin l'ha raggiunto. E' stata annullata la distanza tra società, squadra e tifosi che di anno in anno andava sempre più acuendosi. Quello rossoblù è tornato ad essere un popolo unito e pieno di entusiasmo. Ha ritrovato dignità, orgoglio e senso di appartenenza. Per non essere da meno i tifosi della Sampdoria, come quelli genoani un mese prima, hanno invaso Venezia. Questo spirito di emulazione è importante, ricordiamoci gli anni 90 quando in risposta alla Samp di Vialli, Mancini e Vierchowod il Genoa schierava Aguilera, Skuhravy e Branco. Se una delle due alza l'asticella anche l'altra è obbligata a farlo. Genova è una città che trasuda calcio un po' come Rosario in Argentina. La passione della gente non va solo ostentata enfaticamente, ma anche premiata con squadre che possano ambire a posizioni di classifica importanti.

Certo il gol per il Genoa continua ad essere un problema. Vedendo giocare domenica sera Arnautovic contro l'Atalanta non si può non essere d'accordo con Claudio Onofri quando sostiene che con l'attaccante serbo/austriaco al centro dell'attacco il Genoa avrebbe almeno sette punti in più. Il calcio ha un fascino straordinario perché, anche in un'epoca di algoritmi imperanti, resta pieno di misteri insolubili. Contro l'Atalanta ha giocato Yeboah e tutti hanno rimpianto Destro che, quando è entrato in campo, si è costruito anche una palla gol. Contro il Torino ha giocato Destro ma ha fatto meglio Yeboah. Ora, dopo la sosta, Blessin oltre a Piccoli, che venerdì sera era in panchina, potrebbe recuperare anche Ekuban e avere qualche alternativa offensiva in più certamente non guasta.

A proposito di senso di appartenenza se ne poteva attingere a piene mani sabato scorso in via del Campo 29 rosso dove Simone Braglia ha presentato il suo libro: La porta di un calcio pulito. Oltre all'eroe di Liverpool erano presenti anche Mario Bortolazzi e Claudio Onofri, per loro, come per Simone, quella rossoblù è diventata una seconda pelle. Il Genoa diventa una parte imprescindibile della tua vita, anche una volta smesso di giocare, quando entri in piena sintonia col Genoa, la sua storia ed i suoi tifosi.

Il libro di Braglia è da leggere. Racconta il viaggio dal Caseta, il quartiere alle porte di Ponte Chiasso, dove Simone ha giocato per strada le prime partite, a Liverpool: «Un passo alla volta ripercorro tutta la mia carriera. Tiro avanti il piede destro e sono Simone che si sbucciava le ginocchia nella piazza, usando il cappotto verde come palo della porta. Tiro avanti il piede sinistro e sono Braglia, osannato come un eroe nella notte dell’Anfield Road».