Italia rinvia al 2038 la chiusura delle centrali a carbone, ambientalisti all'attacco
di R.S.
Attualmente il carbone copre solo l’1,5% della produzione nazionale, concentrata in Sardegna, con le centrali di Sulcis e Fiume Santo operative fino al 2028
L’Italia ripensa al carbone di fronte alla crisi energetica internazionale. Un emendamento della Lega al decreto Bollette posticipa dal 2025 al 2038 il phase-out del carbone, la fonte più inquinante e rischiosa per la salute. Il ministro Tommaso Foti ha sottolineato: «Dobbiamo utilizzare tutte le fonti di energia» per garantire sicurezza energetica e stabilità dei prezzi per famiglie e imprese.
Attualmente il carbone copre solo l’1,5% della produzione nazionale, concentrata in Sardegna, con le centrali di Sulcis e Fiume Santo operative fino al 2028. Il governo potrebbe riattivare altri impianti fermi per far fronte al caro energia, mentre l’opposizione parla di «propaganda pericolosa». Anche il Wwf critica la scelta, sottolineando l’elevata emissione di CO₂ che annullerebbe eventuali vantaggi economici.
La decisione italiana contrasta con l’orientamento di altri Paesi europei, come la Spagna, che punta a rafforzare rinnovabili e elettrificazione, riducendo la dipendenza dai combustibili fossili importati.
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