Il pediatra Ferrando: "Inseriamo la circoncisione nei LEA, gratuita o col ticket"

di Redazione

"Accoglienza significa anche dare informazioni e supporto per una corretta educazione sanitaria"

Dopo la tragica morte del neonato vittima di una circoncisione abusiva effettuata in casa da un sedicente 'santone', la questione degli interventi di tipo rituale dettati da credenze religiose o culturali è finita ovviamente sotto i riflettori e in molti si chiedono come si possa intervenire per tutelare davvero la salute dei bambini, vittime innocenti di procedure chirurgiche compiute al di fuori di qualunque controllo. Un tema che, inevitabilmente, tocca quello dell'immigrazione e dell'accoglienza.

"Il problema nasce dal fatto che non si dà un supporto a queste persone - commenta il dottor Alberto Ferrando, medico pediatra e presidente dell'Associazione Pediatri della Liguria - Se vogliamo fare accoglienza, al di là delle demagogiche prese di posizione come quella di togliere il presepe o il crocifisso dalle scuole, questo vuol dire accettare la religione e accettare quello che essa porta. Bisogna evitare queste situazioni, offrendo servizi che potranno essere a pagamento col ticket o farle rientrare nei Livelli Essenziali di Assistenza, come richiesto anche dalla Federazione Nazionale dell'Ordine dei Medici. Serve soprattutto informare queste persone, fin dalla nascita del bambino, per evitare di correre rischi con pratiche non corrette".

"Già nel 2008 era stata fatta una sperimentazione - prosegue - Se ne era parlato ma poi non se ne era fatto più nulla. Spero che nella tragedia, si smuovano le acque e si evitino morti assurde, dovute a una pratica che va fatta con determinate misure di precauzione, di sterilità e di competenza. La situazione italiana purtroppo è a macchia di leopardo: in Toscana fa parte dei Lea, in Friuli è a pagamento col ticket, così anche in Piemonte e molti bambini liguri infatti vanno in Piemonte. Poi c'è una percentuale molto alta, stimata addirittura intorno al 35-40%, che si affidano a questi 'santoni' o persone improvvisate".

"La questione richiede una presa di posizione a livello delle Regioni - conclude il dottor Ferrando - ma un'indirizzo nazionale uniforme sarebbe auspicabile. Abbiamo bisogno di un maggior interessamento e sostegno, non solo per gli immigrati ma per tutti i bambini, le mamme e le famiglie fin dal periodo della gravidanza. Abbiamo assistito ad una grave riduzione di servizi come i consultori che sono stati depotenziati, nonostante si dica il contrario. C'è tanto bisogno di un'assistenza non solo sanitaria ma socio-sanitaria. Come pediatri, sappiamo bene che determinanti per la salute non sono solo la mancanza di malattia ma anche il disagio e la povertà, intesa non solo in senso economico ma anche educazionale".