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Il governo forte e i partiti deboli

di Paolo Lingua

Il governo forte e i partiti deboli

Nelle scorse settimane, sia nell’area di destra, sia in quella di sinistra, sono state adombrate, con scarso successo, delle mosse su possibili nuove alleanza, ma in particolare su assetti differenziali, anche per mettere a punto possibili riassetti degli schieramenti in vista delle elezio0ni amministrative previste tra l’autunno prossimo e la primavera del 2022 . Ma i veri obiettivi strategici restano le elezioni presidenziali del prossimo febbraio e le elezioni politiche a scadenza termine della primavera del 2023. C’è da fare una premessa sulla situazione strutturale dei partiti in questo momento storico: ormai nessuno, se non in minima percentuale, dispone di una organizzazione  minima (circoli, sezioni, associazioni di sostegno, ecc.) sul territorio. Non solo: tutti gli schieramenti soffrono d’un rapporto di freddezza, se non addirittura di distacco, con la società civile, in particolare con gli ambienti elitari: medici, avvocati, docenti universitari, professionisti di tutti i settori, dirigenti d’azienda, imprenditori, ecc. In parole povere la politica non attrae l’interesse e le ambizioni degli esponenti delle élites intellettuali e professionali. Infetti è difficilissimo reperire potenziali candidati .  

In questo stato confuso abbiamo assistito al tentativo di dar vita a una federazione dell’area del centrodestra. Sembravano favorevole Salvini e Berlusconi. Ma il netto “no” della Meloni, una mezza rivolta interna alla già sofferente Foza Italia, oscillazioni dubbiose un po’ dappertutto hanno fatto tornare i protagonisti ai punti di partenza. Per quanto molto piccoli e non sostenuti dai sondaggi restano a navigare nel buio i movimenti delle aree centriste dal partiti di Renzi a quello della Bonino sino a quello0 di Casini. Da soli non ce la faranno mai, ma non è facile mettersi insieme o trovare uno sponsor più forte. C’è poi il complicato assesto della sinistra che è più divisa di quello che appare, anche nei suggerimento al governo di Draghi che pure è sostenuto da quasi tutte le forze. Letta oscilla tra scelte moderate nei contenuti (che gli sarebbero più consone) e la voglia di spostare il partito a sinistra per recuperare voti perduti, ma non tutte le mosse sono state fortunate, anche perché il dissenso all’interno è più articolato di quanto non appaia.

Questa situazione rend4e oscillante anche la linea dell’estrema sinistra, frantumata in partitini . Un discorso a parte riguarda invece il M5S, dopo la spaccatura, molto aspre con Casaleggio e con lo stato confusionale di Grillo, travolto anche da vistosi problemi familiari. Inoltre non si capisce ancora se nascerà, con i dissidenti, un nuovo partito che si collocherebbe all’opposizione del governo Draghi.  A voler tentare una radiografia dei comportamenti dei partiti, emerge un contraddittorio “stop and go” fatto di tentativi per saggiare gli umori dell’elettorato, una realtà non facilmente interpretabile, anche perché gli Italiani per il momento hanno due soli obiettivi dinanzi al loro orizzonte: la fine della pandemia e la ripresa economica. C’è poi una questione non meno delicata, vale a dire le elezioni per la presidenza della repubblica previste per il prossimo febbraio.

Dopo il “no” di Mattarella  a una rielezione anche parziale, restano aperte  due soluzioni. O la scelta di una nuova personalità non identificata, che però avrebbe un ruolo molto limitato con Draghi presidente del consiglio. Oppure l’elezione di Draghi che però diventerebbe di fatto un superpresidente con molti poteri di fatto e che potrebbe indicare alla presidenza del consiglio una personalità di sua stretta fiducia, costringendo i partiti a un sostegno di fatto che li terrebbe fuori dai momenti decisionali. Ma, in questo caso, in che condizioni di potrebbe arrivare alle elezioni politiche del 2023? Che tipo di coalizioni si scontrerebbero? E con quali potenziali leaders?  Siamo in una condizione di grande fragilità: i vertici dei partiti possono cambiare di mese in mese. Nel frattempo occorrerebbe intervenire a riformare la burocrazia e la giustizia. Ma su questi temi sia all’interno del centrodestra, sia nel centrosinistra le posizioni non sono omogenee. Tutti si affidano solo a Draghi.