Gli armatori Messina: un secolo di storia

di Paolo Lingua

Gli armatori Messina: un secolo di storia

Il gruppo armatoriale “Ignazio Messina” compie 100 anni, quantomeno rispetto alla sua immagine attuale e al luogo di “nascita”, vale a dire il porto di Genova. Infatti i Messina  operavano sin dalla metà dell’Ottocento come trasportatori di vini siciliani sulla rotta tra Riposto (uno scalo vicino a Catania) e Genova. Una parte della famiglia era formata da proprietari terrieri, produttori di vino. I Messina sino allo scoppio della Prima Guerra Mondiale oscillarono in un continuo andirivieni, incerti se restare a vivere in Sicilia oppure trasferirsi a Genova. Nel 1915 optarono per il capoluogo ligure. Nel 1921 Ignazio Messina prese la maturità al Liceo classico D’Oria. Il padre, Giuseppe, oltre alle novi vinicole aveva già una unità più stazzata per il trasporto merci, la “Angelina”.

Fermò l’iscrizione del figlio all’Università e lo inserì, già con un ruolo operativo nella “nuova” azienda. Ignazio in due anni si diplomò in ragioneria. Alla fine degli anni Venti, con una flotta di cinque navi impegnate sulla linea da e per la Libia, l’azienda era in pieno decollo. Infatti all’inizio degli Anni Trenta, Giuseppe Messina lascia l’azienda in mano al figlio Ignazio che dimostra grandi capacità. Sarà Ignazio a intuire nuove rotte per l’Africa Orientale e per l’area araba. Crescono le rotte nuove: Algeria, Tunisia, le isole greche, cui si aggiungono trasporti  di immigrati in Palestina. Accanto alla crescita dell’azienda però Ignazio Messina, che era un carattere diretto e schietto, ebbe contrasti con il governo per il trattamento di favore a flotte concorrenti (episodi tipici del regine fascista). Sarà una situazione difficile che proseguirà anche negli anni della guerra d’Etiopia, perché la Messina, con preveggenza, aveva creato linee strategiche con il porto di Assab in Eritrea.

Ma durissima  sarà la concorrenza con la Flotta Lauro e con il Lloyd Triestino compagnie armatrici sostenute e privilegiate dal Regime. Messina, abbassando le tariffe dei trasporti e offrendo servizi migliori, senza cessare le polemiche e i ricorso con i ministeri e con le autorità italiane in Etiopia, tenne duro sino alla scoppia della Seconda Guerra Mondiale.  Gli anni della guerra furono molto duri per il gruppo  Messina, così come per tutti gli armatori. Il blocco dei traffici commerciali, lo stop del porto di Genova, i sequestri e i siluramenti di navi. Al tempo stesso, con un acquisto che era avvenuto negli anni 1938-39, Ignazio Messina aprì una nuova attività, come costruttore navale, acquistando i cantieri di Pietra Ligure.

Nel dopoguerra immediato il gruppo Messina ricostruisce la flotta e prosegue l’attività del cantiere di Pietra Ligure. Furono varate piccole navi e si ripresero le linee per l’Africa e per il Medio Oriente. Proseguì anche la polemica di Ignazio Messina contro le cosiddette “flotte convenzionate”, gestite in maniere diretta o indiretta dallo Stato. E’ una dura battaglia contro la Finmare. Nel frattempo a Piestra Ligure vennero realizzate due unità “miste” (merci e passeggeri) che vendette in Russia, ma questa scelta, non politica, gli costò un duro attacco da parte dell’ambasciata degli Usa che bloccò La vendita di due dragamine. Ma furono anni difficile, anni di spaccature nel mondo degli armatori e di complessi rapporti con il governo. Nel frattempo Ignazio Messina difendeva con le unghie e con i denti l’attività del cantiere di Pietra Ligure, mentre cresceva la concorrenza dell’Iri e della sua aziende controllate. Alla fine i cantieri vennero venduti e si puntò alla ricostruzione della flotta, mentre in azienda entravano i figli e il genero di Ignazio.

Si ripresero le rotte per Africa, Grecia, Turchia e mondo arabo. Si agganciò anche il Venezuela e Cuba e si sviluppò il traffico del trasporto dello zucchero che a Genova aveva la sua capitale commerciale storica. L’espansione del gruppo continuò allargando il giro d’affari e di trasporti, Si riagganciò anche il traffico turistico per la Sardegna che, dopo il 1960, era diventato un punto di riferimento di prestigio. In azienda ormai operavano i figli e il genero, pur non mollando del tutto, anche per sopravvenuti problemi di salute, Ignazio lascò operare la nuova generazione mentre il mercato cresceva e le rotte si allungavano (le rotte avevano ormai raggiunto i porti australiani).

Ci fu poi, con la collaborazione d’affari di grandi industrie italiane e straniere un grande potenziamento delle rotte per il Sud Africa. La flotta, in crescendo, in quegli anni di evoluzione tecnologi apportò alle sue navi le nuo9ve tecnologie. Erano gli anni dei primi container e delle navi “ro – ro” subito adottate dalla flotta Messina. Nel 1977 c’è un trasferimento al porto della Spezia e poi, nel 1996, il grande ritorno. Nel 1982 Ignazio era mancato nella tranquillità della sua casa. Negli ultimi anni si era occupato di cultura, arte e anche si profonde riflessioni religiose. L’azienda era in mano alla seconda generazione, oggi purtroppo scomparsa e con la gestione ormai da anni affidata alla terza generazione che è entrata in società con il gruppo Msc. 

Da questo asse che è un punto di riferimento tra i più saldi del porto di Genova  anche per la dimensione mondiale del suo sistema di traffici, ci si aspetta molto, anche perché la scommessa sul porto e sullo shipping è la più importante per lo sviluppo economico dei prossimi decenni. In questo contesto la famiglia Messina mantiene alta la bandiera della sua storia. Cento anni complessi e difficili: mari agitati e porti sicuri.