Genova, Sgarbi torna all'attacco sul "gabbiotto" a Portello: "Serve assolutamente intervento. Se murales non va bene si trovi alternativa"
di Gaia Cifone
Il sottosegretario alla Cultura: "Viziano è un mio amico ma deve intervenire. Non si possono trovare accordi per non fare niente. Non voglio imporre Ravo"
Il sottosegretario alla Cultura Vittorio Sgarbi torna all'attacco sul "gabbiotto" di piazza Portello, dopo la sua visita a Genova avvenuta nel mese di ennaio dove è andato personalmente a vedere la struttura.
"Non sono venuto a Genova per sfottere qualcuno, ora non voglio essere sfottuto. Viziano è un mio amico ma deve intervenire. C’è una richiesta del sottosegretario per trovare una formula compensativa. È una violenza che non si può lasciare impunita". Sgarbi non ha gradito i dubbi circa la soluzione da lui prospettata, cioè un intervento pittorico dell’artista Andrea Ravo per “nascondere” la struttura, il gabbiotto dell'ascensore del parcheggio sotterraneo in fase di ultimazione da parte della Progetti e Costruzioni di Davide Viziano.
"Non bisogna per forza fare quello che ho detto io, ma serve un intervento per modificare quella parte di città che Viziano ha sfregiato davanti all’indignazione di tutti i cittadini di Genova. Genova non è di Viziano, quindi che lui poi riesca a convincere le funzionarie che va bene la pietra o la calce non m’interessa. Un intervento di decorazione, al di là che sia esposto a rischi di vandalismo, è necessario. Non si possono trovare accordi per non fare niente. Non è che io voglia imporre Ravo, che peraltro è un artista che non ha paura dei vandalismi"
La replica dell'ingegner Viziano: "Ho sentito Ravo che si è offerto di inviarmi proposte di altri artisti, cosa che ho accettato ringraziandolo. Siamo qui per trovare la soluzione migliore, più gradita, più condivisa e meno invasiva. Si stanno esplorando più strade, soluzioni di materiali, di decorazioni, di pannelli. Io seguo quello che mi dicono il sottosegretario e la Soprintendenza per mitigare quel cubotto che lui definisce “orrido”, e io definisco “minimo”. La condivisione, però, richiede tempo. Ci stiamo lavorando. Vorrei solo dire che noi non siamo abituati a fare cagate, figuriamoci se nel centro della città ci accontentiamo di qualcosa di bruttino. La nostra storia è nel cercare cose belle, ben fatte e piacevoli e a Portello faremo ancora meglio".
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