Genova, rapporti sessuali con minorenne: giovane assolto, appurata relazione sentimentale
di c.b.
Una decisione giudiziaria che segna un punto fermo in una vicenda delicata: un ragazzo oggi vicino ai vent’anni è stato assolto dall’accusa di atti sessuali con minorenne, reato per il quale rischiava fino a sei anni di carcere.
A pronunciarsi è stata la giudice per le indagini preliminari Martina Tosetti, che ha basato la sentenza sul principio costituzionale della non offensività del reato, arrivando a una formula piena: “il fatto non sussiste”.
La vicenda risale a circa due anni fa e coinvolge due ragazzi del levante genovese, legati da tempo da un rapporto di amicizia poi diventato sentimentale. Quando entrambi erano molto giovani, decisero di avere un rapporto sessuale. In seguito, temendo una possibile gravidanza, la ragazza si rivolse all’ospedale accompagnata proprio dal fidanzato.
Gli accertamenti medici esclusero la gravidanza, ma la segnalazione dei sanitari fece scattare automaticamente la comunicazione alla Procura. Da lì partì l’iter giudiziario: il pubblico ministero Francesco Cardona contestò al giovane il reato di atti sessuali con minorenne, punito con pene assimilabili a quelle della violenza sessuale.
L’indagine ha avuto conseguenze pesanti sul piano personale, coinvolgendo due famiglie che si conoscono da anni e hanno continuato a mantenere rapporti. Durante le audizioni, entrambi i ragazzi – oggi rimasti in buoni rapporti – hanno dimostrato di aver compreso la gravità giuridica di quanto accaduto.
Un elemento rilevante è stata la posizione della famiglia della ragazza, che non si è costituita parte civile e ha espresso la volontà che il giovane venisse assolto.
Nel corso del rito abbreviato, la Procura aveva chiesto una condanna a otto mesi di reclusione. La difesa, rappresentata dall’avvocato Federico Bogliolo, ha invece sostenuto l’assenza di una reale lesione del bene giuridico tutelato.
La giudice ha accolto questa impostazione, applicando il principio della non offensività, secondo cui un comportamento può essere considerato reato solo se comporta una concreta lesione o messa in pericolo di un interesse protetto.
Questo orientamento trova fondamento anche nella giurisprudenza della Corte Costituzionale, in particolare nella sentenza n. 265 del 2005. In essa si distingue tra offensività “in astratto”, che guida il legislatore nella definizione dei reati, e offensività “in concreto”, che spetta al giudice verificare caso per caso.
Nel caso specifico, secondo quanto emerso, non sarebbe stata riscontrata alcuna effettiva lesione o danno, elemento che ha portato all’assoluzione del giovane. Le motivazioni della sentenza saranno rese note nelle prossime settimane.
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