Genova, perdite per 13 milioni a seguito del blocco alla riqualificazione delle case popolari
di Redazione
Una decisione assunta a livello nazionale rischia di avere conseguenze pesanti anche su Genova: il blocco di circa 970 milioni di euro destinati alla riqualificazione delle case popolari comporta infatti la perdita di circa 13 milioni per il territorio cittadino. Risorse che, secondo i sindacati degli inquilini, sarebbero state dirottate verso altre priorità legate alle spese per la difesa, in un contesto internazionale segnato dai conflitti.
A lanciare l’allarme sono le organizzazioni sindacali del settore abitativo, che sottolineano come questi fondi fossero fondamentali per intervenire su un patrimonio immobiliare in forte difficoltà. In particolare, si stima che con quei finanziamenti sarebbe stato possibile recuperare circa 600 alloggi di edilizia residenziale pubblica, oggi inutilizzabili. Una prospettiva significativa, soprattutto se si considera che attualmente sono circa 2 mila le abitazioni vuote su un totale di 9 mila, proprio perché necessitano di lavori di ristrutturazione.
La carenza di alloggi disponibili si riflette direttamente sulla capacità di risposta alle richieste: ogni anno vengono assegnate poco più di 100 case, a fronte di migliaia di domande. Anche nell’ultimo bando si contano circa 3.300 richieste, a dimostrazione di un fabbisogno abitativo sempre più pressante. Senza nuovi investimenti, il rischio concreto è che il divario tra domanda e offerta continui ad ampliarsi.
Da qui la mobilitazione dei sindacati, che hanno annunciato una protesta pubblica davanti alla prefettura per chiedere un cambio di rotta e il ripristino delle risorse. Parallelamente, sono stati avviati contatti istituzionali: un confronto con la Regione è previsto a metà aprile, mentre un incontro con il Comune è stato programmato nei giorni successivi. L’obiettivo è trovare soluzioni alternative o compensazioni che possano almeno in parte colmare il vuoto lasciato dal definanziamento.
Oltre alla questione delle case popolari, le organizzazioni denunciano anche il ridimensionamento delle politiche di sostegno agli affitti. In un contesto segnato dall’aumento del costo della vita, cresce la difficoltà per molte famiglie, in particolare quelle con redditi medio-bassi o monoreddito, a sostenere le spese abitative. Per questo viene richiesto un rafforzamento dei contributi economici, soprattutto per chi ha un ISEE basso, considerati ormai indispensabili.
Il quadro complessivo è reso ancora più critico dalla trasformazione del mercato immobiliare cittadino. I contratti a canone concordato restano numerosi, ma aumentano anche le formule temporanee e, soprattutto, le locazioni a uso turistico, che sottraggono immobili alla residenza stabile. I posti letto destinati ai visitatori superano ormai le 14 mila unità, riducendo ulteriormente la disponibilità di abitazioni per chi vive e lavora in città.
In questo scenario, il taglio dei fondi pubblici rischia di aggravare una situazione già fragile, rendendo ancora più difficile garantire il diritto alla casa e amplificando le disuguaglianze sociali.
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