Genova hub delle neuroscienze con Mnesys: ricerca sul cervello tra risultati concreti e nuove sfide
di Redazione
800 ricercatori al lavoro tra intelligenza artificiale e cura delle malattie neurodegenerative
Dallo studio del cervello alle prime applicazioni cliniche, Genova si conferma uno dei centri più avanzati nella ricerca neuroscientifica. Il progetto Mnesys, sostenuto dal PNRR, ha coinvolto centinaia di ricercatori e prodotto risultati già utilizzati su pazienti, aprendo nuove prospettive nella cura delle patologie neurologiche.
Progetto – Partito in ritardo rispetto ad altri programmi nazionali, Mnesys ha comunque rispettato le scadenze, utilizzando integralmente i 114,7 milioni di euro disponibili. «Siamo partiti ultimi ma abbiamo chiuso secondi», ha spiegato il presidente Enrico Castagnini, sottolineando l’importanza di “spendere bene le risorse europee per non perdere opportunità future”.
Numeri – Il progetto è cresciuto rapidamente: da 25 partner iniziali a circa 100, con il coinvolgimento di oltre 800 neuroscienziati in tutta Italia. Più della metà sono donne e oltre il 60% ha meno di 35 anni. All’attività scientifica si aggiungono circa 1.500 pubblicazioni e la nascita di quattro startup con brevetti già applicati, anche in ambito farmaceutico.
Applicazioni – I risultati non sono solo teorici. Alcuni farmaci per malattie neurodegenerative sono già stati sviluppati, mentre nuove tecnologie supportano la chirurgia cerebrale. A Genova, negli ospedali cittadini, queste innovazioni sono già utilizzate nella pratica clinica.
Tecnologia – Fondamentale il ruolo dei supercalcolatori e dell’intelligenza artificiale. «Il cervello è la cosa più complessa che esista, siamo ancora lontani dal simularlo», ha osservato Castagnini. Gli stessi strumenti sono impiegati anche nello studio del genoma umano e nello sviluppo di algoritmi avanzati.
Sfide – L’invecchiamento della popolazione rende urgente la ricerca. «Si sta delineando una minaccia per le nostre vite», ha affermato il premio Nobel Thomas Südhof, evidenziando il rischio di vivere più a lungo ma con malattie che compromettono la mente.
Prospettive – Conclusa la prima fase, il progetto guarda avanti. Nonostante la riduzione dei fondi PNRR, nuovi enti e aziende chiedono di aderire, segnale di un percorso che punta a proseguire. «Abbiamo seminato bene, ora dobbiamo continuare», ha concluso Castagnini.
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