Genova. Funivia di Forte Begato rispolverata con la "variante Granarolo"
di Claudio Baffico
Se il cronoprogramma dei quattro Assi della mobilità, legato alle scadenze del Pnrr, rappresenta il fronte più urgente per Palazzo Tursi, c’è un altro dossier che continua a impegnare giunta e uffici: la funivia verso forte Begato.
Un progetto ereditato dalla precedente amministrazione di centrodestra, con gara già aggiudicata e cantieri pronti a partire, che la nuova giunta guidata da Silvia Salis ha scelto di non archiviare, ma di rimettere mano in profondità. In particolare, sindaca e assessore ai Lavori pubblici Massimo Ferrante hanno avviato un confronto serrato con le aziende incaricate per trasformare l’opera in una variante capace di evitare l’impatto sul quartiere del Lagaccio. È la cosiddetta “variante Granarolo”.
Il passaggio decisivo è arrivato a dicembre, con un incontro che ha aperto la strada a un lavoro ancora in corso, condotto parallelamente dagli uffici tecnici e legali del Comune e delle imprese. L’obiettivo è ambizioso: rendere la variante solida sotto ogni profilo – tecnico, amministrativo e giuridico – evitando il rischio di stop che avrebbe comportato penali pesanti per il Comune, stimate tra i sette e gli otto milioni di euro.
La posta in gioco è alta anche sul piano finanziario. La nuova configurazione dovrà rispettare i criteri ministeriali per non perdere i 40 milioni di euro di fondi complementari al Pnrr già assegnati e, allo stesso tempo, essere sufficientemente “blindata” da resistere a eventuali ricorsi, ritenuti più che probabili vista la storia travagliata dell’opera.
"La variante su cui stiamo lavorando ha tutti i requisiti per essere finanziabile – spiega Ferrante – e, integrata con il progetto del parco verticale dello sport voluto dalla sindaca, non sarà pensata solo per i flussi turistici ma soprattutto per i genovesi, che potranno vivere l’outdoor tra Granarolo e il parco dei Forti. Questo per noi è un punto centrale".
Nel dettaglio, la variante prevede due sole stazioni: partenza a Granarolo, in prossimità dell’arrivo della storica cremagliera Amt, e arrivo a forte Begato, con una stazione ridimensionata rispetto al progetto originario. I piloni seguiranno il profilo della collina e, in alcuni tratti, potrebbero avvicinarsi alle abitazioni della parte alta di via Bartolomeo Bianco. Un passaggio considerato inevitabile per rispettare i requisiti di continuità infrastrutturale tra i due sistemi di trasporto.
Il tracciato complessivo sarà più corto rispetto alla funivia inizialmente prevista da Principe: circa tre quinti della lunghezza originaria. A parità di quadro economico, il progetto includerà anche un ascensore di collegamento tra via Fanti d’Italia e la cremagliera, per superare le barriere architettoniche, oltre all’ampliamento delle banchine. "Sarà necessario – aggiunge Ferrante – armonizzare i carichi dei due impianti e mettere in sicurezza le stazioni della cremagliera per accogliere un numero maggiore di passeggeri".
Accanto alla funivia prende forma anche un’altra idea strategica: il “parco dello sport”, un’ampia area dedicata ad attività outdoor come downhill, mountain bike, arrampicata, calistenica, escursionismo e corsa. Gli uffici comunali stanno lavorando a un masterplan che servirà come base per cercare finanziamenti statali ed europei. Al momento, infatti, il progetto non dispone di risorse dedicate.
Secondo quanto trapela, ministero della Cultura e sovrintendenza sarebbero già stati informati in via preliminare della variante, con riscontri positivi. Il prossimo passaggio sarà quindi la stesura del progetto definitivo, completo di quadro economico aggiornato e di un atto amministrativo formale da parte del Comune.
Sul fronte dei tempi, la giunta Salis punta ad avere tutto definito entro la metà del 2026, così da avviare i cantieri a fine anno e chiuderli entro il 2028, evitando il rischio di perdere i finanziamenti. Nello stesso periodo dovrebbero partire anche gli interventi di ammodernamento già programmati per la cremagliera di Granarolo, sulla tratta tra Principe e via Bari.
Non mancherà il confronto con il territorio. "Quando avremo la certezza dell’ok da parte di tutti gli enti competenti – assicura Ferrante – apriremo un percorso di condivisione con il municipio". In questo caso, il Centro Ovest, dato che il Lagaccio è ormai escluso dal tracciato.
Resta però il nodo politico. Le perplessità attraversano anche una parte della maggioranza, mentre i comitati No Funivia e diverse associazioni continuano a esprimere contrarietà, preoccupati per l’impatto dell’impianto a fune su una delle principali aree verdi della città. Dubbi che riguardano non solo l’inserimento paesaggistico, ma anche la sostenibilità economica, i costi di manutenzione e la reale fruibilità dell’opera in relazione alle condizioni meteorologiche. Un confronto che, con ogni probabilità, accompagnerà l’intero percorso del progetto.
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