Genoa, peggiore prestazione dell'anno. E Gilardino ha bisogno di un amico

di Gessi Adamoli

4 min, 32 sec

Come dice Luca Bizzarri, nei momenti difficili serve un amico che ti dia il consiglio giusto. Ma se l'amico è Alessandro Moggi, tutto si complica

Genoa, peggiore prestazione dell'anno. E Gilardino ha bisogno di un amico
Siccome siamo tutti d’accordo sul fatto che la prima di campionato con la Fiorentina non faccia testo, quella di sabato con il Frosinone, anche tenendo conto del valore dell’avversario, è certamente stata la peggior prestazione stagionale del Genoa. “Non siamo scesi in campo”, ha commentato sconsolato Alfa, reduce dal successo di Sanremo ed in attesa di partire il 5 aprile con il suo tour.
 
Poche idee (o forse nessuna), distanza siderale trai vari reparti ed i giocatori in maglia gialla che arrivano sempre prima sulle seconde palle. Anche con Lecce e Monza, sempre a Marassi, la squadra di Gilardino nel primo tempo non era entrata in partita, ma nella ripresa si era riaccesa la luce. Contro il Frosinone invece è stato black out totale per tutti i 90 minuti più i 7 di recupero, la traversa di Messias ed il rigore procurato e trasformato da Gudmundsson sono stati due lampi nel buio. A proposito del rigore vanno fatte due considerazioni. La prima è che è stato bello vedere Retegui prendere in mano la palla ma questa volta per consegnarla di persona ad Albert. Pace fatta davanti a 31 mila spettatori. E non è un caso se, potendo calciare in serenità, Gudmundsson sia tornato a riproporre un’esecuzione impeccabile. La seconda è che l’incertissimo arbitro Sacchi (che comunque non ha inciso sul risultato) l’ha fischiato solo perché l’assistente Laudato, ritenendolo solare, era andato a prendere la posizione che i guardalinee devono assumere in occasione di un rigore. Ma Sacchi si è superato quando dopo non aver visto un fallo da rigore evidente ne ha visto uno invece che non c’era. A salvarlo questa volta è stato il Var: quella palla Thorsby di mano non l’aveva toccata. La prossima volta dovrà in ogni caso fare più attenzione perché se salti con le braccia alte basta niente per combinare la frittata.
 
Ma torniamo alla partita. Dopo un primo tempo in balia degli avversari, con il Frosinone costantemente in superiorità numerica in mezzo al campo, tutti si aspettavano che Gilardino corresse ai ripari. In fondo la soluzione l’aveva già bella che pronta, con Lecce e Monza infatti, passando a quattro dietro, era riuscito a ribaltare la situazione togliendo il pallino di mano agli avversari. Ma per far posto a Malinovski, invece che un difensore, è uscito Spence che certamente non aveva brillato (ma chi lo aveva fatto a parte Frendrup, Vazquez e Bani?), Messias è stato tolto dal centrocampo, ovvero la posizione di campo dove incide di più, ed è stato messo a fare il terzino sinistro. La conferma di un quadro tattico incerto è stato proprio il tourbillon di ruoli a cui si è dovuto adattare il brasiliano che poi ha fatto il centravanti al posto di Retegui e infine il terzino destro al posto di Sabelli.
 
Non sono (ovviamente) d’accordo con il mio amico Massimiliano Lussana quando sostiene che Retegui sia stato il peggiore in campo. Credo che le caratteristiche del bomber italo-argentino siano note a tutti e dunque anche a Massimiliano: è un centravanti d’area di rigore. “Vede la porta, la sente…”, è stato detto e ridetto. E allora uno così lo devi sfruttare per quelle che sono le sue qualità. Che senso ha avere Retegui se poi nell’area di rigore avversaria non entri mai? L’iniziativa ce l’aveva sempre il Frosinone come dimostra il fatto che nel solo primo tempo il Genoa abbia dovuto rifugiarsi per ben sette volte in calcio d’angolo.
 
Viene però anche da chiedersi se, alla luce di quanto è successo venerdì in conferenza stampa, abbia senso vivisezionare la partita contro la squadra di Di Francesco. La vera partita probabilmente la si gioca fuori dal campo e le parole del tecnico genoano non sono piaciute alla società e nemmeno a molti tifosi. Tanto più che arrivavano dopo che Luciano Moggi aveva sentenziato che il prossimo allenatore della Fiorentina sarà Gilardino. E lui è sicuramente uno bene informato visto che è il figlio che ne cura gli interessi.
 
“È normale che se un giocatore o un allenatore è in scadenza di contratto ci siano voci e giornalisti che ne parlano in modo positivo. Ed è anche normale per il percorso che stiamo facendo. Un aspetto importante è che quando mi siederò con la società sarà per l'aspetto tecnico perché voglio e vorrò capire quali saranno gli obiettivi in uscita e quelli in entrata. Questo è chiaro". Queste le dichiarazioni che Gilardino poteva evitarsi e non solo perché si era alla vigilia di una partita. È stato interpretato come un voler mettere pressione alla società. E anche voler dettare delle condizioni. Invece dovrebbe essere chiaro che se il Genoa deve molto a Gilardino anche Gilardino, che ne veniva dall’esonero col Siena, deve molto al Genoa.
 
Sabato in tribuna c’era anche un elegantissimo Luca Bizzarri. Sta ottenendo un grande successo con il suo show “Non hanno un amico” che teorizza come nei momenti di grande confusione ognuno di noi avrebbe bisogno di un amico che lucidamente dia il consiglio giusto. Ma se l’amico è Alessandro Moggi tutto diventa più complicato.