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Genoa, Marroccu a Telenord: "Un mercato in accordo con mister Nicola"

di Redazione

Il ds: "Iturbe? Test negativi. La promessa: "Se vinciamo domenica vengo ogni martedì qui"

Il direttore sportivo del Genoa Francesco Marroccu si racconta per la prima volta a 360 gradi ai microfoni di Telenord. Il mercato, le sue prime settimane in rossoblu, la scelta dell'allenatore: sono solo alcuni degli argomenti affrontati durante l'ultima puntata di We Are Genoa. Nello studio di Pinuccio Brenzini si parte dal difficile rapporto tra la tifoseria e la società nell'ultimo periodo: “Sono arrivato in un club glorioso, molto importante, e vengo qui perché mi sembra giusto e fa parte del mio lavoro. Non posso farmi paladino di situazioni pregresse vissute solo da spettatore. Ciò che posso dire è che metterò impegno: se la squadra potrà fare bene in campo, le starò a fianco. Per quanto riguarda il mercato, è stato funzionale alle esigenze del club. Il presidente ci ha dato la possibilità di seguire in pieno la linea indicata dall’allenatore: giocatori di spiccata personalità, carattere, che conoscessero i colori rossoblu. Ci presentiamo a giocare le prossime sedici con una squadra che non deve avere paura di nessuno”. 

Sul caso Tankovic c'è stata confusione: “Questo racconto, dal punto di vista temporale, è antecedente al mio arrivo. Dalla mia gestione, la presidenza ha rispettato il mio ruolo tecnico. Ogni mia scelta è stata fatta coi crismi che il calcio richiede: non ci sono state interferenze nel mio lavoro. Thiago Motta e Tankovic sono due cose accadute prima del mio arrivo”. 

Il presidente del Torino, Urbano Cairo, ha detto oggi che Iago Falque non sarà pronto fino a fine febbraio: “Nel calcio si usa essere rispettosi dei ruoli. Ad esternazioni di un presidente dovrebbe rispondere un presidente, quindi io non replico. Rispondo in maniera elegante, dicendo che vengo dal campo e i gol in allenamento fatti anche da Iago fanno ben sperare. Sicuramente Falque deve soltanto rispondere alle richieste fisiche e tattiche del nuovo allenatore, ma per il resto è un giocatore che ci regalerà grandi soddisfazioni”.

Con il suo lavoro da direttore, mettendoci la faccia come sta facendo oggi, potrà dimostrare ai tifosi che al Genoa non esiste solamente la figura del presidente?  “Sono un direttore sportivo che non ha debiti e non ha crediti. Non ho alcuna difficoltà a metterci la faccia perché non ho scheletri nell’armadio. Mi ritengo assunto sino alla sera, perché sono pronto a togliere il disturbo laddove il mio lavoro non sia rispettato. Faccio questo lavoro per passione. Ho trovato un presidente che per la nomea di tutti poteva essere ingombrante o pericoloso, invece fino ad oggi ha rispettato il mio ruolo e la mia persona in quanto professionista nel calcio. Non è un padre padrone? No, con me è un presidente disponibile”.

Il caso Agudelo? “Su questa tematica preciso dicendo che sono operazioni fatte in estate, però conosco chiaramente i regolamenti. Se il Genoa non avesse ottemperato alle leggi per iscriversi al campionato, per poter non avere punti di penalizzazione, sarebbe chiaro a tutti. Dico quello che avviene al mio club, non rispondo ai presidenti: ci sono pagamenti e scadenze e degli agi sulle scadenze. Il Genoa si comporta in maniera tale da rispettare le leggi, altrimenti non saremmo in Serie A”.

Ci racconta qualcosa di Eriksson? “Colgo l’occasione per una precisazione. Il direttore non deve personalizzare alcun acquisto e tutte le scelte sono state collegiali. Insieme alla squadra mercato, con Mario Donatelli e Marco Rossi, siamo stati sempre coadiuvati dal presidente. Ho proposto Eriksson, che già scelsi nel 2011. Chiudemo l’accordo il 15 agosto e la sera si svolse un’amichevole tra Cagliari e Göteborg in cui mi chiedono di fargli fare l’ultima partita per fargli fare il giro di campo e salutare il suo pubblico. Gli dico che in Italia l’ultima partita non si fa mai giocare, ma diamo l’ok per farlo giocare. Lui fa un gol e nell’azione successiva, in un contrasto, si rompe il ginocchio. Cellino, che informo dell’accaduto, mi chiede di raccontargli come fossero andate le cose. Poi fa un’osservazione: con un contratto decuplicato, per onorare la sua maglia, ha lasciato la gamba sul campo. Lo compri ugualmente, gli faccia il contratto e lo porti a Cagliari. Questo è Eriksson nella sua interezza. Il giocatore sta bene, ci darà il suo contributo e al gruppo sta già dando il suo aiuto. Ha giocato terzo di sinistra in una difesa a tre, può fare uno dei mediani in un centrocampo a quattro e uno degli interni in un centrocampo a tre. È un giocatore polivalente, ma la sua scelta è soprattutto una scelta legata a calciatori che abbiano un’anima, sangue e spalle larghe per sostenere la maglia del Genoa”.

Non comprare un centravanti è stata una scelta? “Avere avuto un mese di calciomercato ha avuto un vantaggio ed è stato che i nostri attaccanti ci hanno fatto vedere di che pasta sono fatti. Visto che è il campo a parlare e non preconcetti, ci siamo accorti di avere gli attaccanti migliori in casa nostra. Il miglior mercato di gennaio lo fa chi non fa niente. “Cambiando l’allenatore” qualche settimana prima del mercato, è come fare una nuova campagna acquisti . In quest’ottica molti giocatori considerati prima non all’altezza sono stati rivalutati. Oltre agli acquisti fatti, si sono rivalutati alcuni che prima erano un po’ appannati e si ritenevano non all’altezza. È stato come fare una totale e nuova campagna acquisti quasi faraonica per il risultato tecnico specifico”.

Il caso Criscito: “È il finale della storia che è importante. Le storie del mercato possono essere lette da tante angolazioni, ma quello che poi rimane è che Mimmo Criscito ha giocato con la fascia al braccio e ha fatto gol. Riavvolgere un nastro che sposta le valutazioni in questo momento non è produttivo per il Genoa: visto che siamo qui a lavorare per una salvezza, alla quale tiene più di tutti lui, penso che non sia produttivo. Le parole vanno e vengono, i fatti rimangono. Criscito si è esposto e ha fatto una scelta di cuore, il Genoa l’ha tenuto e gli ha dato possibilità di continuare a guidare la sua squadra. Questo importa a tutti i tifosi e a chi ama il Genoa. Bello raccontare le storie che si chiudono, non quelle che non si chiudono”.

È preoccupato per giugno visto che la maggioranza della rosa è in prestito? “Paradossalmente una rosa che andrà poi a disperdersi, perché molti sono i prestiti, è quasi un vantaggio. Potranno avere sbocco i tanti giocatori di livello che abbiamo nel settore giovanile e quelli che sono in prestito nelle altre società d’Italia. Per il resto è difficile vendere, comprare è molto più facile”.

Soumaro che giocatore è? “Sì, è una cifra importante per un giocatore importante. Difensore centrale con forza fisica e velocità importante. Nel mercato estivo era stato trattato da Lazio e Roma. Sono situazioni di mercato che capitano, magari anche in maniera un po’ immeritata visto che eravamo ultimi. Siamo però stati tempestivi ad inserirci e ci darà una mano a salvarci”.

Sulla scelta di davide Nicola: “Mi piacerebbe prendermi la paternità della scelta, ma è stata del presidente che però ha chiesto a chi di dovere il parere. Era il momento in cui in maniera esagerata mi si dava la responsabilità di essere arrivato con un allenatore già in tasca, Diego Lopez, cosa che sarebbe stata veramente scorretta. Non mi sarei mai permesso. La penso come il presidente su Thiago Motta: avrà un futuro radioso. Nel momento in cui si è presa la decisione di non proseguire con Motta, il presidente ha preso questa decisione e dopo qualche colloquio abbiamo capitato fosse la scelta giusta. Rimane buona norma che le scelte dell’allenatore le faccia il presidente. L’allenatore è il vero direttore generale della società, è colui che valorizza i giocatori e dispone del patrimonio della società. Non è figura di scarso rilievo, e dopo il presidente è la figura più importante della società. Tutti noi, dal direttore generale al direttore sportivo, dobbiamo favorire questo feeling. Il Genoa ha sbagliato quasi tutti gli allenatori? No, non sono d’accordo. Mi piace dire che gli allenatori sono come le angurie: se ne scopre la bontà solo quando si aprono. Ballardini, Gasperini, Juric, Liverani: il presidente ha grande fiuto per gli allenatori, ma il problema nel calcio è che tutte le cose nel calcio devono andare a dama. Erano allenatori bravi, ma non nel momento storico giusto della loro formazione”.

Il caso Iturbe? “La vicenda Iturbe è stata operazione dell’ultimissimo giorno, col giocatore arrivato a Genova proprio il 31 gennaio. La trattativa è stata difficoltosa, mentre i test ci hanno detto che per una messa in moto effettiva del calciatore avremo impiegato del tempo: aveva giocato l’ultima partita il 24 novembre. Allora abbiamo impostato una trattativa parallela e di comune accordo – lui aveva anche un’offerta del Pachuca – abbiamo deciso di lasciare stare”.

Ha letto la lettera dell'ACG che ha attaccato duramente il presidente Preziosi? “Non posso pensare di arrivare da Cagliari per cambiare le sorti del Genoa oppure un sentimento da anni ostia verso la società. Le accolgo col dispiacere di vedere un club così glorioso: a Villa Rostan, nel mio ufficio, entro con grande rispetto perché rappresentare questa società come ds non è da tutti. Devo ringraziare questa società per l’opportunità che mi ha dato. Coi dirigenti coi quali mi sono confrontato analizzeremo richieste e criticità cercando di fare quello che si può fare. Ma ripeto: sono un direttore sportivo, non posso ergermi a paladino di nessuna crociata, se non quella di mentallizzare la squadra sull’obiettivo salvezza. Da lì può sempre ripartire una nuova storia. Tante sono le società che hanno attraversato momenti di criticità che poi sono diventati momenti d’amore. Anche a Cagliari ne ho attraversati. È quanto auspico, ma ovviamente rispetto chi ha un pensiero diverso dal nostro. Cercherò di rispondere soprattutto per quelle che sono le questioni di campo”.

I tifosi accusano la società di pensare solo alle plusvalenze: “Se devo giudicare il mio periodo storico, devo dire che non trovo riscontri con questo tipo di gestione. Il presidente ha parlato solo di valenze tecniche e giocatori funzionali, adatti alla salvezza. L’ho visto molto concentrato sull’obiettivo tecnico, non su quello commerciale. Una società e un presidente che non hanno in testa l’aspetto commerciale nella scelta di un calciatore, non è un buon presidente. Quando si trattato buoni giocatori, si fanno buone squadre: la trovo una polemica sterile. Trovo invece funzionale, come direttore sportivo, che una squadra abbia un’ossatura su cui inserire giocatori di anno in anno che abbiano un valore tale da poter poi essere venduti”. 

Parlando all’uomo Marroccu, le piace ancora questo calcio? “Ero un umile calciatore di periferia, dei campi polverosi della Sardegna. Vengo dal calcio dilettantistico e sono nato con la passione del calcio, non quello che pratico adesso da professionista. Non quei valori o quella passione. Sarebbe però anacronistico paragonare quel calcio a quello attuale. C’era un vincolo, eravamo legati a vita e l’appartenenza ai nostri tempi ce l’hanno quasi messa nel DNA. E quando provo a imporre l’educazione che mi ha dato mio padre coi miei figli: mi prendono per matto. Posso dirti che ci sono tante aree di miglioramento, ma in fondo sono emozione e adrenalina, quando l’arbitro fischia, che ti fanno andare avanti”.

Vero che il Torino aveva chiesto Eboa e non Klimavicius nella trattativa Parigini? “Il Torino ci aveva chiesto giovani come Bianchi, Rovella, Eboa e ha cercato di approfittare del momento. È andato in prestito secco solamente Klimavicius. Il fatto che Michele Sbravati abbia preso il titolo come secondo migliore responsabile di settore giovanile ha per noi un significato. Questa società è strutturata per valorizzare i ragazzi”.

Il presidente ieri ha dichiarato che sarebbe pronto a lasciare per fare felice sé stesso e i tifosi. Ne ha parlato qualche volta anche a lei? “No, il presidente con noi non può parlare in termini di dismissioni. Toglierebbe il fuoco che c’è in ogni telefonata con noi. Ha una certa età, non è facile vivere una situazione di tale disagio”.

È possibile, per un presidente che ha ha detto di non volerci più mettere soldi suoi, portare avanti il Genoa autofinanziandosi ai livelli che questa squadra merita? “Una società deve assolutamente farlo. Anzi, una società ben organizzata deve produrre utili. A volte si pensa che il vantaggio derivi dal comprare talenti e venderli, ma la più grande rendita di una squadra di calcio è il fatto di avere giocatori che ti garantiscano denaro prima di iniziarla l’attività. Bisogna spenderlo bene: è questa la grande fonte di guadagno. Le società devono poter camminare da sole. In tal senso, Udinese e Atalanta sono società modello.

La società alla sbando? “No, fino al 31 gennaio questa società non ha lesinato sforzi per raddrizzare una stagione che pareva segnata. Al campo non si respira assolutamente un clima di dismissione. Anzi, venendo qui dopo l’allenamento di oggi mi sono sentito un direttore sportivo forte per aver visto una squadra che sta rispondendo in maniera egregia sul campo. E facciamo un voto: se vinciamo domenica, e dobbiamo vincere in casa, vengo ogni martedì qui. Andiamo avanti a telefonate prima di tutte le trasferte, a ospitate prima di quelle casalinghe”.