Genoa brutto ma tenace: da tre mesi dato per morto ma è ancora vivo

di Gessi Adamoli

Genoa brutto ma tenace: da tre mesi dato per morto ma è ancora vivo

Mentre volano gli stracci tra i 777 Partners ed Enrico Preziosi (nell'assemblea degli azionisti in programma sabato si conosceranno le reali condizioni economiche in cui l'ex presidente ha lasciato la società alla nuova proprietà americana), lo stato di salute sportivo segna un incoraggiante segnale di ripresa dopo la vittoria all'ultimo minuto sul Cagliari. Il malato resta grave ma non battere la squadra sarda avrebbe significato abbandonare ogni residua speranza di salvezza. Essere comunque ancora in corsa a 4 giornate dalla fine del campionato è di per sé già un'impresa se si pensa in che condizioni di classifica, ma soprattutto psicofisiche, era il Genoa quando è arrivato Blessin. Il fatto che qualcuno, dopo la sconfitta a San Siro contro il Milan primo in classifica e che domenica ha giocato una partita stellare all'Olimpico con la Lazio, gli abbia puntato l'indice contro oltre ad essere curioso impone delle domande: incompetenza, malafede oppure il solito pessimismo cosmico che aleggia intorno al Grifone?

Se si tiene conto del materiale umano che gli è stato messo a disposizione, Blessin ha compiuto un vero e proprio miracolo. Gli è stata affidata una squadra non solo assemblata malissimo in estate con una proprietà in uscita, un allenatore che non era assolutamente partecipe del progetto e una proprietà che stava subentrando e che si doveva muovere su un terreno a lei completamente sconosciuto, ma anche rinforzata in maniera non adeguata nel mercato di gennaio. A questa sorta di armata Brancaleone, Blessin ha per prima cosa dato una dignità tattica. Ognuno in campo sa cosa fare e questo ha permesso a giocatori che soffrivano l'improvvisazione con la quale in precedenza il Genoa affrontava le partite di tornare ad essere protagonisti. Non è un caso allora che il gol che ha riacceso le speranze salvezza lo abbia segnato Milan Badelj. Lui e Sturaro, che sono quelli che hanno maggiormente beneficiato della cura Blessin, fanno di nuovo la differenza. Altro che “finiti” come frettolosamente erano etichettati da qualcuno. Da quando c'è Blessin, Badelj è il giocatore dell'intera serie A che ha recuperato il maggior numeri di palloni. E dell'importanza di Sturaro si è avuto la prova provata nelle due partite e mezza in cui è stato fuori e che hanno coinciso con i tre passaggi a vuoto del Genoa.

Dopo le sconfitte con Verona, Lazio e Milan, Blessin ha fatto reset. E' tornato così a proporre il blindatissimo 4-2-3-1 col quale aveva iniziato la sua avventura italiana. Protegge la difesa e permette, proprio come è successo col Cagliari, di tenere la partita in equilibrio sino all'ultimo, sperando che là davanti qualcuno si inventi qualcosa. Il campo è così coperto in maniera ottimale, ma certamente la fase offensiva è lacunosa anche perché, comunque li giri, i giocatori che compongono il reparto avanzato del Genoa non stanno attraversano un periodo di particolare ispirazione. Come terminale offensivo si sono alternati Destro, Yeboah, Ekuban e Piccoli e ogni volta il voto in pagella non ha raggiunto la sufficienza. Tourbillon anche nei tre dietro le punte: Portanova, Amiri, Melegoni, Gudmundsson, Frendrup, Galdames e Rovella, ma, anche in questo caso, cambiando l'ordine degli addendi il risultato non cambia.

Ed è con queste attacco spuntato che sabato il Genoa va all'attacco della Sampdoria in uno dei derby più poveri tecnicamente ma anche più importanti nella storia delle stracittadine genovesi. Si decide infatti il destino di almeno una delle due squadre se non di tutte e due perché il pareggio rischia di non servire davvero a nessuno. Paradossalmente rischia di essere favorito questo Genoa forse brutto a vedersi ma tenace, compatto, aggressivo e con un cuore grande come quello dei suoi irriducibili tifosi. Dal punto di vista psicologico sta infatti meglio dei cugini che si sono visti rosicchiare punti importanti non solo dalla squadra rossoblù ma anche da Cagliari e Salernitana. In fondo il Genoa non ha niente da perdere, sono tre mesi che lo davano tutti per spacciato. E, invece, è ancora vivo.