Frana in via Napoli, il presidente Ordine Geologi della Liguria a Telenord: "Serve un bonus idrogeologico"

di Anna Li Vigni

Alessandro Scarpati: "Con i cambiamenti climatici in atto, lo Stato deve sostenere questi interventi"

Dal quartiere del Lagaccio, a Genova, la frana di via Napoli continua a preoccupare. Cinquantadue residenti sono stati evacuati e l’area resta transennata, mentre i tecnici stanno effettuando sopralluoghi per valutare la stabilità del muraglione crollato e dell’edificio sovrastante.

"Genova è una città fragile dal punto di vista idrogeologico", spiega il presidente dell’Ordine Regionale dei Geologi della Liguria, Alessandro Scarpati. "Il problema dei muri di sostegno è enorme: probabilmente sono migliaia, costruiti in epoche diverse. È fondamentale avere un quadro conoscitivo dettagliato della situazione".

Da qui la proposta: "Abbiamo proposto la redazione di un catasto dei muri di sostegno che tenga conto dell’età, dell’altezza, dello stato di conservazione e del contesto geomorfologico locale. È un tema da affrontare insieme a strutturisti e ingegneri".

Secondo Scarpati, ogni segnale va preso sul serio: "Quando compaiono segni premonitori di dissesto bisogna intervenire subito, senza aspettare che le crepe si allarghino. Potrebbe essere troppo tardi".

La zona interessata è caratterizzata da una forte urbanizzazione e dalla presenza di corsi d’acqua tombinati, come il rio Lagaccio. "In passato si è costruito ovunque, sfruttando ogni spazio utile", osserva il geologo. "Oggi non si può tornare indietro, ma si può prevenire con analisi conoscitive e monitoraggio".

Il muraglione ha ceduto in due momenti distinti e alcune porzioni risultano ancora instabili. "È possibile che ci siano ulteriori piccoli franamenti", avverte Scarpati. "L’importante è verificare che l’edificio sia fondato su terreno stabile e non presenti lesioni. I tecnici incaricati faranno tutti gli accertamenti necessari".

Un chiarimento importante: ""Noi geologi per frana intendiamo un evento diverso. Qui parliamo di un crollo di muro di sostegno: è un fenomeno circoscritto".

Il tema si allarga alla sicurezza delle abitazioni. "Possiamo sentirci sicuri nelle nostre case? Il cemento armato è eterno?". La risposta è netta: "Nulla è eterno. Tutte le opere hanno una vita nominale. Superata quella, servono manutenzione e monitoraggio".

Oltre all’idea del catasto dei muri di sostegno, i geologi lanciano una proposta a livello nazionale: "Serve un bonus idrogeologico", afferma Scarpati. "Se ristrutturo casa ho diritto a incentivi importanti. Se mi crolla un muro di sostegno, devo pagare tutto di tasca mia. Non è corretto".

L’incentivo dovrebbe riguardare anche interventi per la resilienza urbana: "Parliamo di vasche di laminazione, tetti verdi, opere che favoriscono la ritenzione delle acque. Con i cambiamenti climatici in atto, lo Stato deve sostenere questi interventi".

Per quanto riguarda i tempi del monitoraggio in via Napoli, Scarpati invita alla prudenza: "Non basta una giornata. In casi come questo può servire una settimana, forse due. Sono valutazioni che spettano ai professionisti incaricati".

Intanto le case restano vuote, il parco chiuso, e il quartiere osserva con apprensione quel muraglione ferito. "Il territorio ha bisogno di cura e manutenzione", conclude il presidente dei geologi. "Non si può lasciare tutto sulle spalle dei privati".

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