Ferrosilicio in crisi nell’Ue: il nodo è l’energia, e la guerra in Iran rischia di peggiorare la situazione

di R.S.

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A sollevare il caso è stata l’europarlamentare Mathilde Androuët, che ha denunciato una concorrenza sleale da parte della Cina

Ferrosilicio in crisi nell’Ue: il nodo è l’energia, e la guerra in Iran rischia di peggiorare la situazione

Il mercato del ferrosilicio europeo torna sotto pressione, ma a differenza di quanto denunciato da alcune voci politiche, il problema principale non sarebbe la concorrenza della Cina, bensì il costo dell’energia. Un fattore che, alla luce delle recenti tensioni internazionali, rischia ora di aggravarsi ulteriormente.

Il ferrosilicio è una lega strategica per l’industria: viene utilizzato nella produzione di acciaio inossidabile, nei rivestimenti degli elettrodi e nella realizzazione di componenti tecnologici come elettrovalvole e iniettori. Proprio per questo, le difficoltà del settore rappresentano un segnale d’allarme per l’intero comparto manifatturiero europeo.

A sollevare il caso è stata l’europarlamentare Mathilde Androuët, che ha denunciato una concorrenza sleale da parte della Cina, accusata di produrre e vendere sottocosto danneggiando il “made in EU”. Tuttavia, la risposta della Commissione europea ridimensiona questa lettura.

Secondo il commissario europeo al Commercio Maroš Šefčovič, le indagini sulle misure di salvaguardia per le ferroleghe indicano chiaramente che il settore deve affrontare sfide diverse dalle pratiche commerciali scorrette, prima fra tutte quella degli elevati costi energetici. Nel caso specifico del ferrosilicio, inoltre, non si registrerebbe un aumento significativo delle importazioni, elemento che indebolisce l’ipotesi di una pressione anomala da parte dei produttori cinesi.

Questo non significa che Bruxelles escluda interventi: l’esecutivo comunitario si dice pronto a valutare strumenti di difesa commerciale, ma sottolinea la necessità di esplorare anche altre politiche per sostenere i produttori europei e garantire una produzione sostenibile.

Il quadro, già complesso, rischia però di peggiorare. La risposta di Šefčovič si basa infatti su una situazione precedente all’escalation della crisi in Medio Oriente. Con la guerra in Iran e le tensioni nel Golfo Persico, i prezzi dell’energia potrebbero subire ulteriori aumenti, colpendo ancora più duramente un settore già in difficoltà.

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