Stadio "Ferraris", Salis rivela: "Vendendolo ai privati, il Comune ci avrebbe rimesso 2,5 milioni: ecco perché"
di m.m.
GENOVA - "Vendendo lo stadio ai privati (come nelle intenzioni della precedente amministrazione di centrodestra, n.d.r.) il Comune di Genova avrebbe speso 2,5 milioni in più rispetto a quanto avrebbe incassato"). Lo ha rivelato - carte alla mano - la sindaca di Genova (con delega all'assessorato allo sport), Silvia Salis, oggi in consiglio comunale.
«La scelta di questa amministrazione per arrivare alla riqualificazione dello stadio di Genova è ben diversa da quella di chi ci ha preceduto: la precedente amministrazione aveva imboccato la strada della vendita ai privati, noi abbiamo detto fin da subito che lo stadio sarebbe dovuto rimanere di proprietà pubblica, del Comune e dei genovesi», ha aggiunto Silvia Salis rispondendo agli articoli 54 presentati dalla minoranza sullo stato di avanzamento del progetto per la ristrutturazione dello stadio "Luigi Ferraris", sulla base della proposta presentata dalla società Genova Stadium costituita da Genoa e Sampdoria.
«Dopo alcuni mesi di interlocuzioni con le società e richieste di integrazioni da parte dell’amministrazione - ha proseguito Salis - lo scorso 12 febbraio si è conclusa la conferenza dei servizi preliminare che ha riconosciuto “l’interesse pubblico” al progetto di riqualificazione dello stadio e dell’adiacente Villa Piantelli “in coerenza con gli obiettivi di rigenerazione urbana, miglioramento funzionale e valorizzazione dell’infrastruttura sportiva e delle aree limitrofe” di proprietà pubblica. L’iter per la dichiarazione del pubblico interesse verrà definitivamente ratificato dopodomani, giovedì 26 febbraio, con l’approvazione da parte della giunta. Di conseguenza sarà terminata la fase preliminare prevista dalla cosiddetta “legge stadi”».
Salis ha poi precisato che «il riconoscimento del pubblico interesse non equivale all’approvazione del progetto definitivo, bensì alla presa d’atto che l’intervento proposto dalle squadre risponde agli obiettivi strategici della città sotto il profilo urbanistico, economico, sportivo e infrastrutturale, nel rispetto delle condizioni e delle prescrizioni emerse nel confronto tecnico. Il percorso proseguirà poi con la presentazione da parte delle società del Progetto di Fattibilità Tecnico-Economica, necessario per l’ottenimento dei titoli abilitativi e che dovrà essere conforme a tutte le osservazioni fatte in sede di conferenza dei servizi preliminare. La normativa nazionale non prevede tempistiche per la consegna del PFTE. Tuttavia, il Comune ha promosso la candidatura della città a sede degli Europei di calcio 2032, una sfida ambiziosa che richiede infrastrutture adeguate agli standard internazionali. Per questo, Genoa e Sampdoria si sono impegnate a rispettare un cronoprogramma condiviso che consenta di rispettare i tempi per la candidatura e che prevede la presentazione della proposta definitiva entro metà marzo. A quel punto, si aprirà la conferenza dei servizi decisoria, che avrà 60 giorni di tempo per svolgere le proprie valutazioni. In caso di esito positivo, il progetto approvato sarà posto a base di gara pubblica, con eventuale diritto di prelazione per il proponente. Successivamente si procederà con l’aggiudicazione definitiva. Si tratta di un procedimento del tutto simile a quello del project financing, con tempistiche rese più brevi dalla “legge stadi”. Per la candidatura agli Europei, la Uefa prevede l’approvazione del PFTE entro luglio 2026».
La sindaca Salis ha poi garantito che «tutto il percorso è e resterà improntato alla massima trasparenza amministrativa. L’obiettivo non è soltanto avere un impianto moderno, ma un’infrastruttura sicura, sostenibile e integrata nel tessuto urbano. Uno stadio che non viva solo di calcio e che non viva solo al sabato e alla domenica, ma un impianto con servizi per tutta la cittadinanza e che possa aprirsi anche ad altre attività di richiamo per il tempo libero di tutti i genovesi e non solo. Il Ferraris è parte della nostra storia, ma deve essere anche parte del nostro futuro. L’attuale percorso prevede una concessione di 99 anni, con canone gratuito per i primi cinquant’anni per un mancato introito diretto da parte del Comune attualmente stimato dagli uffici in circa sei milioni. A fronte di questo, le società dovranno garantire la disponibilità dell’impianto per una serie di appuntamenti di interesse pubblico al momento non inferiore ai 20 giorni all’anno. Per i successivi 49 anni è previsto un canone a carico delle società stimabile in 1,1 milioni all’anno. L’investimento privato complessivo ammonterà a circa 100 milioni, mentre al momento sono previsti dal progetto altri 19 milioni di risorse pubbliche che non saranno a carico del Comune, ma verranno ricercati dalle società attraverso altre fonti di finanziamento».
La sindaca Salis ha poi sottolineato le differenze tra la proposta arrivata dalle squadre e quella di vendita a privati su cui si stava ragionando nel precedente ciclo amministrativo: «L’ultima proposta giunta da Cds il 31 marzo 2025 proponeva un acquisto dell’impianto per 14,5 milioni, inferiori a una stima del valore dello stadio fatta nel 2018 e pari a 18,5 milioni. Inoltre, venivano poste alcune gravose condizioni preliminari alla vendita come l'obbligo per il Comune di cedere l'immobile conforme alle recenti norme antisismiche e altri interventi di messa in sicurezza stimati dagli uffici in circa 17 milioni: insomma, il Comune avrebbe speso 2,5 milioni in più rispetto a quanto incassato. Inoltre, il Comune avrebbe avuto a disposizione lo stadio solo per 8 giorni l'anno e sarebbero stati a carico dell’ente altri rischi e costi come il reperimento dei parcheggi pertinenziali per le funzioni private, la realizzazione di una fermata Skymetro dedicata, l’ampliamento di parcheggi esistenti e alcune servitù su parcheggi pubblici esistenti. Ancora una volta il Comune avrebbe dovuto investire ingenti risorse pubbliche a beneficio di un privato che avrebbe potuto godere a pieno dei benefici del nuovo stadio che sarebbe stato definitivamente di sua proprietà. Qualcosa che ricorda molto da vicino un’altra operazione fatta nel precedente ciclo amministrativo, proprio con la stessa azienda».
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