Fermo pesca 2025, Borriello (Coldiretti): “Via libera alle indennità, ora servono strumenti concreti per salvare il settore”
di Luca Pandimiglio
“Molte imbarcazioni oggi sono costrette a ridurre le uscite e restare ferme alcuni giorni per limitare i consumi”
È arrivato il via libera alla presentazione delle domande per l’indennità relativa al fermo pesca 2025, una misura attesa dalle marinerie liguri e da tutto il comparto della pesca professionale. A commentare il provvedimento è Daniela Borriello, responsabile Coldiretti Pesca Liguria e nazionale, che sottolinea l’importanza del decreto interministeriale finalmente approvato dopo mesi di attesa.
“Finalmente, dopo aver sollecitato i vari ministeri, è arrivato il decreto necessario per avviare le domande per gli equipaggi delle imbarcazioni coinvolte nel fermo pesca relativo al 2025”, spiega Borriello. “Era fondamentale sbloccare questa possibilità per far arrivare quanto prima liquidità agli operatori del settore”.
Il provvedimento riguarda il comparto della pesca a strascico, obbligato per normativa a sospendere l’attività per un determinato periodo dell’anno. Nel 2025, però, le difficoltà legate alla tutela degli stock ittici hanno comportato uno stop ancora più pesante. “Le nostre imbarcazioni si sono fermate per due mesi, ottobre e novembre, e questo ha avuto un impatto economico molto importante sulle imprese”, evidenzia la responsabile di Coldiretti Pesca.
Le criticità del settore, però, vanno ben oltre il fermo biologico. Borriello punta il dito contro normative europee considerate troppo distanti dalla realtà del Mediterraneo e, nello specifico, del Mar Ligure. “Da tempo le regole europee non tengono conto delle peculiarità dei nostri mari. Il Mar Ligure è completamente diverso dall’Adriatico o da altre aree del Mediterraneo, ma spesso le normative vengono applicate in modo uniforme”, afferma.
A pesare sul comparto sono anche i rincari energetici, aggravati dalle tensioni geopolitiche internazionali. “Il caro gasolio continua a rappresentare uno dei principali problemi per le imprese ittiche, soprattutto per le barche a strascico che devono percorrere molti chilometri per raggiungere le aree di pesca”, sottolinea Borriello. “Molte imbarcazioni oggi sono costrette a ridurre le uscite e restare ferme alcuni giorni per limitare i consumi”.
Non meno rilevante il tema dei cambiamenti climatici, che stanno modificando profondamente l’ecosistema marino. “Assistiamo alla scomparsa di alcune specie ittiche e all’arrivo di specie aliene che stanno cambiando l’equilibrio dei nostri mari”, spiega. “Fenomeni meteorologici estremi e alterazioni climatiche stanno creando ulteriori difficoltà a un settore già fragile”. In Liguria operano oggi circa 480 imbarcazioni, ma il numero è in costante diminuzione. “Con i bandi per l’arresto definitivo diverse barche stanno venendo demolite e le licenze di pesca restituite al Ministero. Questo significa meno imprese attive e nessun ricambio”, osserva Borriello.
La flotta ligure resta comunque fortemente caratterizzata dalla piccola pesca artigianale. “Il 70% delle nostre imbarcazioni appartiene alla piccola pesca. Non abbiamo una flotta oceanica, ma realtà artigianali che portano sulle tavole eccellenze straordinarie come i gamberi di Santa Margherita e Sanremo o le acciughe del nostro mare”.
Per questo Coldiretti continua a chiedere l’estensione operativa della Cisoa, la cassa integrazione speciale operai agricoli, anche al settore della pesca. “Sarebbe uno strumento fondamentale per sostenere le imprese nei periodi in cui non possono lavorare a causa del fermo pesca o delle emergenze climatiche”, spiega Borriello.
La misura è già stata inserita nella legge di valorizzazione delle risorse del mare, ma mancano ancora i passaggi tecnici necessari per renderla operativa. “Servono i codici tecnici da parte del Ministero del Lavoro e dell’Inps. Chiediamo una forte accelerazione perché se riuscissimo ad averli entro fine anno, dal prossimo anno le imprese potrebbero finalmente utilizzare questo ammortizzatore sociale”, conclude.
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