Federauto: Artusi, cambiare spartito CO2 in base alle evidenze tecnico-scientifiche
di R.S.
Superare il calcolo delle emissioni climalteranti al terminale di scarico a vantaggio di un calcolo più affine possibile al ciclo LCA
“La stagione della revisione dei Regolamenti sui target di emissione della CO2 per autovetture LDV e veicoli industriali HDV rappresenta un’occasione da non perdere per la decarbonizzazione, o defossilizzazione, per rendere più credibili le regole in relazione alle dinamiche del mercato e per allineare le regole stesse a quanto indicano gli studi indipendenti in materia di decarbonizzazione dei trasporti”.
Lo afferma il Presidente di Federauto, Massimo Artusi, con particolare riferimento al recente studio del TUM (Technical University Munich – Politecnico di Monaco di Baviera) “Toward a Life Cycle-Based Standard for Automotive Greenhouse Gas Regulation”, che entra nello specifico del come deve essere revisionato il Regolamento (EU) 2019/631 sui target di CO2 per i LDV (autovetture M1 e veicoli commerciali N1), superando il calcolo delle emissioni climalteranti al terminale di scarico e optando per un calcolo più affine possibile al ciclo LCA (Life Cycle Assessment) che considera gli impatti dell’intero carbon footprint del veicolo.
“Non ci si può più nascondere dietro l’inerzia retorica – in realtà ideologica ed astratta – che assegna solo alla tecnologia dell’auto elettrica BEV la facoltà messianica di defossilizzare il sistema dei trasporti.” – aggiunge Artusi – “L’evidenza tecnico-scientifica indica con chiarezza che occorre cambiare spartito e ragionare in una chiave pluritecnologica, valorizzando tutte le tecnologie in grado di contribuire a raggiungere i target di defossilizzazione della RED III, quindi – oltre all’elettrico, che presenta indubbi benefici per determinate missioni di mobilità – anche una ibridizzazione sempre più efficiente e una diffusione sempre maggiore dei carburanti rinnovabili (Biofuel, Biometano, Bio-LNG, Bio-etanolo, HVO, RFNBO, ecc)”.
“E’ auspicabile che le Istituzioni UE – a partire dalla Commissione ENVI dell’Europarlamento – si rendano conto” – ha aggiunto ancora il Presidente di Federauto – “che il trend europeo del mercato – con ben 10 Paesi Membri, inclusi mercati importanti come Italia, Spagna, Polonia e Cechia, che assegnano alle BEV un market-share a 1 cifra – non è compatibile con gli obiettivi dell’attuale Regolamento e con le relative multe a carico dei Costruttori (dov’è la rete elettrica e dov’è l’energia elettrica verde a condizioni accessibili?) e colgano l’occasione per attuare quanto indicato in modo ineludibile nello studio indipendente del TUM”.
“Tenendo conto delle metodologie di calcolo ISO standard sui cicli WtW e LCA già regolati a livello normativo UE – conclude Artusi – si tratta di mettere sul medesimo livello tutte le tecnologie in grado di defossilizzare il sistema, affiancando alla tecnologia delle BEV anche le tecnologie dei VEEF (Vehicle running Exclusively with Eligible Fuels), così come concepiti nell’ambito dei lavori della stessa Commissione ENVI dell’Europarlamento. Chiunque ha a cuore l’espansione dell’economia circolare, l’indipendenza energetica e la difesa dell’occupazione in Europa, non può sprecare questa occasione strategica, revisionando i Regolamenti CO2 in modo più razionale e tecnologicamente neutro”.
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