Nepal, una foglia alla volta: le foreste comunitarie diventano motore di ecosostenibilità
di R.S.
Dalle foglie di sal nascono piatti e scodelle biodegradabili che offrono un'alternativa alla plastica, riducono l'impatto ambientale e creano nuove opportunità
Sebbene carta, plastica e polistirolo abbiano ormai sostituito i tradizionali piatti di foglie nella maggior parte dei banchetti comunitari in Nepal, nelle aree rurali del Paese queste antiche pratiche continuano a sopravvivere.
Qui vengono ancora utilizzate - si legge su it.globalvoices.com - foglie di bauhinia e banano, oltre a duna e tapari: rispettivamente scodelle e piatti realizzati con foglie di sal (Shorea robusta) e palma di areca.
«I nepalesi usano scodelle e piatti realizzati con foglie fresche in molte occasioni, tra cui riti religiosi, cerimonie del primo nutrimento con il riso, feste, banchetti e matrimoni», scrive la food blogger nepalese Jyoti Pathak. «I piatti realizzati con foglie di sal essiccate vengono invece generalmente utilizzati durante i picnic, nei ristoranti e nelle feste di paese, ma anche nelle bancarelle come stoviglie usa e getta».
La crescente domanda di piatti e scodelle di sal, biodegradabili e a basso impatto ambientale, ha favorito la nascita e lo sviluppo di numerose piccole imprese, alcune delle quali sostenute da organizzazioni non governative.
Binod Baral è uno chef che lavora nel Regno Unito e specialista di ricerca e sviluppo presso Tapari Global Private Limited, una piccola impresa fondata nel 2017 che produce commercialmente tapari in Nepal e coinvolge donne appartenenti a oltre 1.000 famiglie.
Baral spiega perché la foglia di sal e il processo di produzione sono particolarmente importanti dal punto di vista ambientale: «La produzione di piatti con foglie di sal richiede una lavorazione minima e un uso molto limitato di energia. Di conseguenza, la loro impronta di carbonio è significativamente inferiore rispetto a quella della produzione di piatti di plastica o carta».
I piatti di foglie di sal, aggiunge Baral, non contengono sostanze chimiche e non rilasciano sostanze nocive negli alimenti, a differenza di alcuni materiali plastici e delle alternative in polistirolo. Per questo rappresentano un'opzione potenzialmente più sicura e sostenibile per servire il cibo.
In Nepal, questa combinazione di conoscenze tradizionali e tecnologie moderne sta dando vita a nuove opportunità economiche.
Un gruppo di 21 donne della Milijuli Tilakanya Dunatapri Udhyami Firm, nella municipalità rurale di Dangisharan, nel Nepal occidentale, produce duna e tapari utilizzando un macchinario elettrico sviluppato dal National Innovation Centre. L'iniziativa è sostenuta dalla Forest and Farm Facility, un programma della FAO delle Nazioni Unite.
Un'altra impresa che produce scodelle e piatti biodegradabili si trova invece nella foresta comunitaria di Dhulekhar, nel distretto di Pyuthan, sempre nel Nepal occidentale. L'attività è sostenuta dalla People, Energy and Environment Development Association (PEEDA), un'organizzazione non profit che promuove lo sviluppo sostenibile e raccoglie le foglie di sal utilizzate come materia prima.
Secondo i dati forniti da PEEDA, l'impresa è gestita da 22 donne, metà delle quali appartenenti a comunità indigene. Il progetto ha trasformato competenze e pratiche tradizionali in un'attività economica sostenibile, combinando il sapere locale con tecnologie moderne e un processo produttivo orientato al mercato.
La foresta comunitaria di Dhulekhar si estende per 488,68 ettari ed è gestita da 339 famiglie. Secondo le stime, potrebbe produrre oltre 25.000 chilogrammi di foglie di sal all'anno, sufficienti per realizzare circa 5,2 milioni di scodelle e 1,5 milioni di piatti biodegradabili.
E questa è soltanto una delle numerose foreste comunitarie presenti nel Paese, così come il gruppo di donne coinvolto rappresenta solo uno dei tanti impegnati nella produzione di stoviglie biodegradabili.
Il potenziale, quindi, è enorme.
In Nepal, le foreste comunitarie sono foreste nazionali la cui protezione, gestione e utilizzo sono affidati a gruppi di utenti locali, secondo quanto previsto dalla Legge sulle foreste del 1993. Questi gruppi hanno svolto un ruolo importante nella conservazione delle foreste e nella gestione sostenibile delle loro risorse.
La semplificazione delle procedure di affidamento e il riconoscimento dei gruppi delle comunità forestali come organismi autonomi e autogestiti, autorizzati a gestire e utilizzare le foreste sulla base di un piano operativo comunitario, hanno favorito una maggiore partecipazione della popolazione locale alla protezione e alla gestione del patrimonio forestale.
Secondo le stime del Ministero delle Foreste e dell'Ambiente nepalese, quasi 2,58 milioni di ettari di foreste del Paese erano stati classificati come foreste comunitarie e affidati a gruppi locali.
Per restare sempre aggiornati sulle principali notizie sulla Liguria seguiteci sul canale Telenord, su Whatsapp, su Instagram, su Youtube e su Facebook.
Altre notizie
Cannes, la nautica cambia rotta: slow, immersiva ed ecosostenibile
13/09/2026
di R.C.
Greenwashing, dal 27 settembre stop ai messaggi ambientalistici senza prove
13/09/2026
di R.C.
Taranto, oltre 12,5 milioni per la mobilità ecosostenibile
11/09/2026
di R.C.
Moda ecosostenibile: lo stile brasiliano conquistano Milano
11/09/2026
di R.S.

