Ex-Ilva, Invitalia versa 400 milioni per l'aumento di capitale: nasce Acciaierie d'Italia

di Marco Innocenti

Lo Stato entra così con una quota del 38% del capitale e il 50% dei diritti di voto

Ex-Ilva, Invitalia versa 400 milioni per l'aumento di capitale: nasce Acciaierie d'Italia

Quattrocento milioni di euro di aumento di capitale ed arriva la firma sull'accordo fra ArcelorMittal e Invitalia: l'ex-Ilva diventa così Acciaierie d'Italia, nel quadro di una partnership pubblico-privato che garantirà alla società controllata dal Mef una quota del 38% del capitale azionario e del 50% dei diritti di voto.

Il secondo step per l'ingresso di Invitalia prevede un ulteriore aumento di capitale da 680 milioni, da versare entro maggio 2022, che farà salire la società pubblica al 60% mentre ArcelorMittal dovrà versare 70 milioni per arrivare ad una quota del 40%. Sull'accordo, però, pendono alcune clausole sospensive: "La modifica del piano ambientale in vigore per tenere conto delle modifiche del nuovo piano industriale; la revoca di tutti i sequestri penali riguardanti lo stabilimento di Taranto; l'assenza di misure restrittive, nell'ambito dei procedimenti penali in cui Ilva è imputata nei confronti di Acciaierie d'Italia Holding o di sue società controllate". In caso contrario, Acciaierie d'Italia non sarebbe obbligata a perfezionare l'acquisto dei rami d'azienda di Ilva "e il capitale in essi investito verrebbe restituito".  

Positive le reazioni da parte del mondo sindacale: "Con l’annuncio della nascita di Acciaierie d’Italia partecipata dallo Stato - dichiara Roberto Benaglia, segretario generale Fim Cisl - finalmente dopo mesi registriamo un atto concreto che deve sbloccare la situazione di stallo della vertenza. Ora bisogna recuperare il troppo tempo perso. Chiediamo per questo da subito all’azienda di dar vita al piano di potenziamento produttivo e manutenzione per riattivare gli impianti e riassorbire al più presto i troppi lavoratori in cassa integrazione. Contemporaneamente chiediamo di riprendere a breve il confronto sindacale sulle scelte del piano industriale e sulla gestione dell’occupazione che eviti esuberi strutturali. Ricordiamo che il raggiungimento di un accordo sindacale è condizione fondamentale per dare gambe al piano. Per questo chiediamo anche al governo una ripresa del dialogo sociale e un concreto impegno di garanzia sul fronte occupazionale, anche per i lavoratori in Ilva AS, soprattutto ora che con questa scelta, parteciperà, operativamente e attivamente con capitale pubblico al rilancio definitivo del polo siderurgico. Ci aspettiamo un cambio di passo anche nelle relazioni sindacali che metta al centro la capacità di produrre risultati e che punti ad una costruzione condivisa e partecipata delle scelte che verranno messe in campo".

"Da oggi l'ex Ilva è formalmente una società pubblico-privata - dice invece Francesca Re David, segretario generale Fiom Cgil - e può avviarsi e consolidarsi un percorso che consenta di recuperare i colpevoli ritardi nel rilancio delle strategie industriali, ambientali, e occupazionali del gruppo siderurgico".