Ex Ilva: giovedì convocati i sindacati per affrontare il tema della cassa integrazione
di Claudio Baffico
Dalla stagione del commissariamento al passaggio sotto la gestione pubblico-privata, fino alla nuova fase di incertezza produttiva e occupazionale: la vicenda dell’ex Ilva continua a muoversi tra piani industriali annunciati, tensioni sindacali e interventi governativi. Dopo anni segnati da cambi di proprietà, sequestri giudiziari, trattative con potenziali investitori e ripetuti ricorsi agli ammortizzatori sociali, il futuro del più grande polo siderurgico d’Europa resta ancora appeso a equilibri fragili.
Dalla crisi dell’originaria Ilva al subentro di Acciaierie d'Italia, partecipata dallo Stato, il percorso è stato costellato da promesse di rilancio e da continui rallentamenti della produzione, complice anche l’instabilità dei mercati e le difficoltà finanziarie. Nel frattempo, i lavoratori hanno più volte fatto ricorso alla cassa integrazione, misura diventata ormai strutturale in una vertenza che si trascina da anni.
In questo contesto si inserisce la nuova convocazione fissata per il 26 febbraio al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, dove azienda e organizzazioni sindacali torneranno a confrontarsi in modalità ibrida, in parte in presenza e in parte in videoconferenza, proprio sul tema della cassa integrazione. L’incontro arriva in una fase delicata, segnata da incertezze sulla continuità produttiva e dall’attesa per le decisioni strategiche sul piano industriale e sugli eventuali nuovi assetti societari.
Al centro del tavolo ci saranno numeri, tempistiche e modalità di applicazione degli ammortizzatori sociali, ma anche le prospettive di rilancio del gruppo e le garanzie occupazionali per migliaia di addetti tra stabilimento e indotto. Per i sindacati si tratta dell’ennesimo passaggio cruciale in una vertenza che continua a rappresentare uno dei nodi industriali più complessi del Paese.
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