Esclusiva: delitto del trapano, chiuse le indagini trent'anni dopo, Verduci verso il processo
di C. P.
Notificato alle parti l'ACIP, Avviso di chiusura delle indagini preliminari sull'assassinio commesso nella notte tra il 5 e 6 settembre 1995 in vico Indoratori
Trent'anni dopo, un altro 'cold case' potrebbe arrivare a soluzione. La Procura della Repubblica di Genova ha reso nota la conclusione delle indagini preliminari nel procedimento penale a carico di Fortunato Verduci, 64 anni, residente a Genova, accusato dell’omicidio di Luigia Borrelli, avvenuto nella notte tra il 5 e il 6 settembre 1995 in un fondo di Vico Indoratori.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, Verduci avrebbe aggredito la donna durante una lite degenerata in violenza estrema. La vittima sarebbe stata colpita ripetutamente al volto e al cranio, alle braccia e alle gambe, anche con uno sgabello di legno, riportando fratture multiple e numerose ferite lacero-contuse. L’aggressione sarebbe culminata con l’utilizzo di un trapano elettrico, con il quale Verduci avrebbe inferto numerosi colpi al collo e al torace di Borrelli, provocandone la morte per emorragia. Dopo l’aggressione, l’uomo si sarebbe impossessato del portafoglio della vittima contenente l’incasso della giornata e delle chiavi del fondo, per poi lasciare il locale chiudendo la porta e la saracinesca.
Verduci è inoltre indagato per un episodio separato di furto commesso ai danni di una donna cui avrebbe sottratto monili d’oro di valore affettivo, successivamente impegnandoli presso un’agenzia di pegno.
Le parti offese nel procedimento sono gli eredi di Luigia Borrelli, tra cui la figlia Francesca Andreini e il fratello Vincenzo Borrelli - assistiti dall'avvocato Rachele De Stefanis, oggi in studio a Telenord per Liguria Live insieme con la giallista Sabrina De Bastiani - e la vittima del furto.
Il caso era rimasto 'fermo' per decenni. Poi, nel settembre 2024 le nuove analisi genetiche hanno portato all’iscrizione nel registro degli indagati di Fortunato Verduci per l’omicidio. L’uomo, dipendente di una carrozzeria genovese, è stato individuato attraverso confronti nella banca dati del DNA, risalendo anche a un parente detenuto. Tracce biologiche a lui attribuite sarebbero state rilevate sul luogo del delitto e su alcuni oggetti rinvenuti nell’abitazione, oltre che su un pacchetto di sigarette compatibile con le sue abitudini. Nonostante i gravi indizi, il GIP ha respinto la richiesta di arresto, ritenendo assente, a distanza di quasi trent’anni, il pericolo attuale di fuga o reiterazione del reato. La decisione è stata confermata dalla Cassazione nel novembre 2024. Nel febbraio 2025 ulteriori accertamenti hanno indicato una compatibilità genetica esclusiva con Verduci, ma le indagini sono state chiuse senza misure cautelari. Un’analisi successiva sull’arma del delitto, nell’ottobre 2025, non ha però rilevato il suo DNA, individuando invece altri due profili genetici, uno dei quali inserito nella Banca Dati Nazionale del DNA. Ora, la notifica dell'Acip, preludio a una probabile richiesta di processo, che sarà vagliata dal gip, da parte della Procura.
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