Energia verde e mare, il caso Scilla: il progetto idroelettrico che divide tra transizione e tutela ambientale

di R.S.

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Il caso di Scilla diventa emblematico delle sfide poste dalla decarbonizzazione, soprattutto nelle aree costiere e protette

Energia verde e mare, il caso Scilla: il progetto idroelettrico che divide tra transizione e tutela ambientale

Vicino a Scilla, sulla suggestiva Costa Viola, il progetto di un grande impianto di accumulo idroelettrico torna a sollevare interrogativi sull’impatto della transizione energetica sugli ecosistemi marini.

L’iniziativa, sviluppata da Edison, prevede la realizzazione di un sistema che utilizza l’acqua di mare pompandola verso un bacino situato a oltre 600 metri di altitudine. Da lì, attraverso gallerie dedicate, l’acqua verrebbe rilasciata a valle nei momenti di maggiore domanda energetica, generando elettricità per la rete nazionale.

Un modello di accumulo energetico considerato strategico per la stabilità del sistema elettrico, ma che secondo le criticità emerse potrebbe avere conseguenze sugli habitat sottomarini dell’area protetta, in particolare su gorgonie e barriere coralline presenti nei fondali della Costa Viola.

Il progetto insiste infatti su un tratto di mare di grande valore naturalistico, dove la presenza di ecosistemi delicati rende complesso il bilanciamento tra sviluppo energetico e tutela ambientale. È proprio questo il punto centrale del dibattito: come conciliare la necessità di infrastrutture per la transizione energetica con la salvaguardia di ambienti marini ad alta biodiversità.

Il caso di Scilla diventa così emblematico delle sfide poste dalla decarbonizzazione, soprattutto nelle aree costiere e protette, dove ogni intervento infrastrutturale rischia di trasformarsi in un terreno di scontro tra esigenze industriali e vincoli ecologici.

 

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