Energia, l’Italia rinvia l’addio al carbone: resta opzione in caso di crisi
di R.S.
L’Italia ha infatti prorogato al 2038 l’uscita dal carbone, rinviando la chiusura degli impianti prevista dal Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima
Il caro energia e le tensioni internazionali riaprono il dibattito sul carbone. Secondo il ministro Gilberto Pichetto Fratin, un forte aumento del prezzo del gas – oltre i 70 euro/MWh – potrebbe rendere necessario riattivare le centrali oggi ferme.
L’Italia ha infatti prorogato al 2038 l’uscita dal carbone, rinviando la chiusura degli impianti prevista dal Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima. Attualmente le centrali sono quattro: Civitavecchia e Brindisi (spente ma riattivabili), mentre Portovesme e Sassari restano operative per garantire la sicurezza energetica dell’isola.
Lo scenario è legato anche alle tensioni nello Stretto di Hormuz, snodo chiave per il traffico di petrolio e gas. Un’eventuale crisi potrebbe quindi rallentare la transizione energetica, rendendo il carbone ancora una risorsa di emergenza.
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