Energia e intelligenza artificiale: la vera sfida globale per la supremazia tecnologica
di R.S.
Le economie con maggiore autonomia energetica tendono a rafforzarsi sia nella produzione di energia sia nelle tecnologie più avanzate
Nella corsa globale all’innovazione, non basta più sviluppare tecnologie avanzate: a fare la differenza è sempre di più l’accesso all’energia. La crescita dell’intelligenza artificiale sta infatti spingendo i consumi energetici a ritmi superiori rispetto alla produzione economica, cambiando gli equilibri globali.
Oggi l’IA rappresenta meno dello 0,5% del valore aggiunto mondiale, ma consuma già circa l’1,5% dell’energia globale. I data center, cuore di questa rivoluzione, hanno un impatto enorme: uno di medie dimensioni può consumare quanto una città di 100mila abitanti. E la domanda è destinata a crescere rapidamente nei prossimi anni.
In questo scenario, energia e tecnologia diventano inseparabili. Paesi come Stati Uniti e Cina dominano il settore, concentrando circa l’80% della produzione di IA, ma stanno anche rafforzando il controllo sulle risorse energetiche necessarie a sostenerla: Washington sul gas, Pechino sulle rinnovabili e sulle materie prime strategiche.
Le tensioni geopolitiche confermano questa dinamica. Snodi cruciali come lo Stretto di Hormuz, da cui passa una quota rilevante del commercio energetico mondiale, mostrano quanto fragile sia l’equilibrio globale: interruzioni o conflitti possono far impennare costi e mettere in difficoltà intere economie.
Le conseguenze si riflettono sulle catene del valore. Le economie con maggiore autonomia energetica tendono a rafforzarsi sia nella produzione di energia sia nelle tecnologie più avanzate. Al contrario, paesi più dipendenti dalle importazioni rischiano di perdere competitività, soprattutto nei settori ad alta intensità energetica come elettronica e IA.
L’Unione Europea si trova in una posizione intermedia, con differenze interne significative: chi dispone di fonti energetiche più stabili, come il nucleare, è avvantaggiato rispetto a chi dipende maggiormente dalle importazioni.
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