Dal petrolio alla geotermia: nei pozzi dismessi dell’Ovest Ticino nasce una nuova energia
di R.S.
L’iniziativa punta a riutilizzare infrastrutture petrolifere non più attive per produrre energia pulita attraverso il calore presente nel sottosuolo
Trasformare vecchi pozzi petroliferi in fonti di energia rinnovabile sfruttando il calore naturale della terra. È questa l’idea alla base di un progetto che potrebbe cambiare il futuro energetico dell’area dell’Ovest Ticino, dove diversi siti estrattivi ormai dismessi potrebbero tornare a nuova vita grazie alla geotermia.
L’iniziativa punta a riutilizzare infrastrutture petrolifere non più attive per produrre energia pulita attraverso il calore presente nel sottosuolo. In pratica, i vecchi pozzi verrebbero convertiti in impianti geotermici capaci di generare energia o di alimentare reti di teleriscaldamento, riducendo l’impatto ambientale e valorizzando strutture già esistenti.
Il progetto coinvolge una decina di comuni dell’area occidentale della provincia di Novara, territorio storicamente legato alle attività di estrazione di idrocarburi. Tra i siti più significativi c’è quello di Villafortuna, uno dei giacimenti petroliferi più importanti mai sfruttati in Italia, su cui si registrerebbe anche l’interesse di Eni per possibili sviluppi legati alla transizione energetica.
L’idea nasce dalla volontà di un’azienda specializzata nel settore delle rinnovabili di recuperare strutture industriali ormai inutilizzate trasformandole in impianti sostenibili. I pozzi, una volta convertiti, potrebbero intercettare il calore naturale presente a grande profondità e utilizzarlo per produrre energia o riscaldamento a basse emissioni.
Il vantaggio principale di questa soluzione è duplice: da un lato si evita di costruire nuovi impianti invasivi, dall’altro si riqualificano aree industriali già esistenti, riducendo costi e impatto sul territorio. Inoltre, il riutilizzo dei pozzi permetterebbe di accelerare i tempi di realizzazione rispetto a un impianto geotermico costruito da zero.
Se il progetto dovesse concretizzarsi, l’Ovest Ticino potrebbe diventare uno dei primi esempi in Italia di riconversione energetica su larga scala di siti petroliferi dismessi. Un passaggio simbolico ma anche concreto: dagli idrocarburi del passato a una nuova produzione di energia basata sul calore della terra, in linea con gli obiettivi della transizione energetica europea.
Nei prossimi mesi sono attesi studi tecnici e valutazioni ambientali per verificare la fattibilità dell’iniziativa e definire i possibili benefici per i comuni coinvolti, che guardano con interesse a un progetto capace di coniugare innovazione, sostenibilità e sviluppo locale.
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