Crisi energetica Ue: +27 miliardi in due mesi per i fossili, spinta decisiva verso l’elettrificazione

di R.S.

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Bruxelles intende evitare gli errori del passato, puntando su aiuti mirati a famiglie e imprese vulnerabili senza incentivare il consumo di fonti fossili

Crisi energetica Ue: +27 miliardi in due mesi per i fossili, spinta decisiva verso l’elettrificazione

In appena due mesi dall’inizio della nuova crisi in Medio Oriente, l’Unione europea ha speso oltre 27 miliardi di euro in più per importare combustibili fossili, pari a circa mezzo miliardo al giorno, senza aumentare i volumi energetici disponibili.

Intervenendo al Parlamento europeo, la presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha definito questa situazione un segnale chiaro: la dipendenza energetica dall’estero rappresenta una vulnerabilità strutturale per l’Europa.

La risposta indicata è netta: accelerare la transizione verso energia pulita ed elettrificazione, puntando su rinnovabili e nucleare per ridurre l’esposizione alla volatilità di gas e petrolio. I Paesi con un mix energetico a basse emissioni, come la Svezia, risultano infatti molto meno colpiti dagli shock dei prezzi, mentre modelli come quello della Spagna dimostrano l’efficacia degli investimenti nelle rinnovabili.

Bruxelles intende inoltre evitare gli errori del passato, puntando su aiuti mirati a famiglie e imprese vulnerabili senza incentivare il consumo di fonti fossili. Parallelamente, l’obiettivo è ridurre la domanda energetica attraverso efficienza, tecnologie digitali ed elettrificazione, ancora oggi limitata a meno di un quarto dei consumi finali europei.

Con quasi 300 miliardi di euro già stanziati per l’energia, l’Unione europea si prepara a lanciare un piano per accelerare questa trasformazione. La posta in gioco non è solo ambientale, ma anche economica e geopolitica: rafforzare l’indipendenza energetica del continente in un contesto globale sempre più instabile.

 

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