Enea avverte: "Eventi climatici estremi in aumento sulle Alpi e nel Mediterraneo entro fine secolo"

di Andy Woodrook

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Enea avverte: "Eventi climatici estremi in aumento sulle Alpi e nel Mediterraneo entro fine secolo"

Italia e Mediterraneo più caldi e secchi entro la fine del secolo, con un aumento significativo degli eventi meteorologici estremi e un impatto particolarmente rilevante sulle Alpi. È il quadro che emerge da uno studio dell’Enea, basato su simulazioni climatiche regionali ad alta risoluzione, che analizza gli effetti del riscaldamento globale sul territorio italiano fino al 2100.

Studio Enea - La ricerca è stata condotta utilizzando tre scenari socioeconomici e climatici di riferimento, che vanno da ipotesi caratterizzate da politiche di sostenibilità ambientale a contesti in cui la decarbonizzazione non rappresenta un asse centrale dei modelli di sviluppo. Le simulazioni hanno consentito di stimare le variazioni future della temperatura superficiale e delle precipitazioni sull’Italia, evidenziando differenze rilevanti tra le diverse aree del Paese.

Temperature - Secondo lo studio, le zone montuose risultano particolarmente esposte all’aumento termico. Nello scenario a più elevato impatto, le temperature estive potrebbero crescere fino a 4,5 gradi Celsius, mentre in autunno l’incremento potrebbe raggiungere i 3,5 gradi. Si tratta di un riscaldamento definito significativo dai ricercatori, che nelle aree alpine non viene adeguatamente riprodotto dai modelli climatici globali a bassa risoluzione.

Precipitazioni - Sul fronte delle piogge, il clima italiano tenderà a diventare complessivamente più secco in tutte le stagioni, con una riduzione più marcata durante l’estate. Tuttavia, nei due scenari più critici, è previsto un aumento della frequenza e dell’intensità degli eventi meteorologici estremi, soprattutto nell’Italia settentrionale e in particolare nelle zone alpine e subalpine, dove il rischio di alluvioni improvvise risulta più elevato.

Inverno e primavera - In inverno le simulazioni indicano un aumento dell’intensità delle precipitazioni sulle Alpi occidentali, mentre sulle Alpi orientali si registra una lieve diminuzione. Nell’Italia meridionale, invece, l’intensità delle piogge è destinata a calare, con una riduzione particolarmente marcata sui principali rilievi della Sicilia. In primavera il quadro resta simile a quello invernale, ma con un incremento più diffuso dell’intensità delle precipitazioni sull’intero arco alpino.

Estate e autunno - Durante l’estate si osserva una diminuzione generalizzata dell’intensità delle precipitazioni estreme, soprattutto lungo le coste tirreniche. In autunno, invece, nello scenario più severo emerge un aumento significativo dell’intensità delle piogge estreme su gran parte del territorio nazionale, con incrementi più marcati nelle aree del Nord Italia, dove gli impatti climatici previsti risultano già più intensi.

Alta risoluzione - Un elemento centrale dello studio riguarda l’utilizzo di modelli climatici regionali ad alta risoluzione, che mostrano andamenti delle precipitazioni diversi, e in alcuni casi opposti, rispetto a quelli stimati dai modelli globali. “Negli ultimi anni, lo sviluppo di tecnologie sempre più potenti ha reso possibile proiezioni climatiche regionali molto più dettagliate che hanno permesso di valutare gli impatti locali del cambiamento climatico e dei rischi connessi al clima, nonché supportare politiche di adattamento e mitigazione”, spiega Maria Vittoria Struglia, ricercatrice del Laboratorio Enea Modelli e servizi climatici e coordinatrice dello studio.

Mediterraneo - Secondo Struglia, si tratta di “un progresso significativo per la regione mediterranea, un hotspot climatico caratterizzato da una morfologia fortemente eterogenea”, che richiede analisi ad alta risoluzione per comprendere la vulnerabilità agli eventi estremi. Fenomeni meteorologici intensi e localizzati, sottolinea la ricercatrice, possono incidere in modo rilevante sul benessere delle popolazioni e sull’economia delle comunità locali.

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