Egitto, confermata in appello l'accusa di adulterio alla sanremese Nessy Guerra
di Claudio Baffico
Si complica ulteriormente la situazione giudiziaria di Nessy Guerra, la donna originaria di Sanremo condannata in Egitto per adulterio. La sentenza di primo grado è stata infatti confermata anche in appello, come riferito dalla sua legale italiana, l’avvocata Agata Armanetti.
In precedenza, Guerra era stata condannata a sei mesi di carcere, ma al momento non è ancora chiaro se la pena sia stata modificata nel secondo grado di giudizio. La difesa sta cercando di verificare la possibilità di ottenere una sospensione della pena, soluzione che eviterebbe il carcere, anche se — sottolinea l’avvocata — il rischio di detenzione resta concreto.
Secondo Armanetti, l’unica strada legale percorribile ora è il ricorso in Cassazione, ma si rende necessario anche un intervento delle istituzioni italiane per riportare la donna in patria. "Non si può accettare che una madre venga incarcerata per un’accusa come l’adulterio", ha dichiarato, evidenziando la gravità della situazione.
All’origine del procedimento c’è la denuncia presentata dall’ex marito, Tamer Hamouda, cittadino italiano di origine egiziana. L’uomo risulta già condannato in Italia per stalking, maltrattamenti e lesioni. La coppia si era conosciuta a Sanremo e aveva vissuto anche a Genova, prima del trasferimento in Egitto, dove è avvenuta la separazione.
Da circa tre anni, Guerra denuncia di essere impossibilitata a lasciare il Paese. Il marito avrebbe infatti ottenuto da un tribunale egiziano un divieto di espatrio per la figlia, valido fino al compimento dei 21 anni. Una misura che di fatto impedisce alla donna di rientrare in Italia con la bambina.
La situazione è aggravata dalle presunte minacce ricevute dall’ex coniuge: secondo quanto riferito, Guerra sarebbe costretta a vivere nascosta, in una località segreta, insieme ai genitori e alla figlia di tre anni. Inoltre, la condanna potrebbe comportare l’affidamento della minore al padre, scenario che aumenta ulteriormente la preoccupazione.
«È molto spaventata», ha riferito l’avvocata dopo aver parlato con la sua assistita. La richiesta è chiara: un intervento urgente per tutelare la donna e la bambina, evitando conseguenze ancora più gravi. La vicenda solleva anche interrogativi più ampi sul tema dei diritti civili e delle differenze tra i sistemi giudiziari internazionali.
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