Economia portuale: cresce l’ottimismo

di Paolo Lingua

Economia portuale: cresce l’ottimismo

Gli ultimi dati ufficiali sull’andamento dei porti segna frecce in salita per la Liguria. In particolare il sistema portuale che raccoglie Genova, Savona e Vado Ligure nei primi mesi dell’anno vede una netta crescita commerciale, un colpo di reni nel traffico dei container e una netta ripresa nella movimentazione  crocieristica e dei traghetti (ma qui va tenuto presente il blocco di fatto dell’anno scorso in seguito alla pandemia).  La crescita si intreccia con una ripresa internazionale, dopo la crisi dell’anno precedente e sembra, per certi aspetti merceologici, collegata anche a una ripresa analoga dell’industria produttiva dopo la causa dovuta al virus presente in tutto il mondo.

E’ ovvio che dati del genere hanno bisogno, per essere valutati correttamente e per poter compiere corrette e concrete proiezioni, di spazi temporali più vasti. Ma l’ottimismo ci sta benissimo. E questo fatto consente di valutare ancora una volta la questione del ruolo dei traffici portuali e dello shipping come elemento trainante dell’economia del territorio ligure. Anche perché, se si fanno i collegamenti con industria, commercio, turismo e sistema di trasporti, ci si rende conto di quanto l’economia marittima è capace di muovere come occupazione e ricchezza sociale in Liguria. Occorre quindi una concentrazione di sforzi politici, programmatici e finanziari per accelerare la crescita del settore. Per questo appare interessante e importante il bando presso il ministero dei trasporti che prevede la possibilità di spendere 35 milioni per miglioramenti ambientali e accentuare l’assetto e il servizio “green” degli scali del sistema del Mar Ligure Occidentale ovvero di Savona, vado Ligure e Genova.

Si tratta di ridurre le emissioni fossili, di realizzare pannelli fotovoltaici e di impiegare il famoso “idrogeno verde”. La crescita “verde” del sistema recettivo e di servizio all’interno degli scali non implica soltanto un spesa ma provocherà  un salto di qualità e un potenziale di crescita concorrenziale già nell’immediato futuro, anche perché potenti gruppi armatoriali internazionali hanno deciso di puntare sulla crescita ecologica delle loro navi, a cominciare dalle progettazioni annunciate per i prossimi anni. Accanto a questi aspetti dell’evoluzione dell’economia e del sistema, a costo di apparire noiosi e provocatori, non è possibile ignorare altri interventi, strategicamente, determinanti che il porto di Genova attende non da anni, bensì da decenni.  Considerato che, in via diretta o indiretta,  arriveranno fondi del “Recovery”, vale la pena di chiedersi quando vedremo decollare i lavori per realizzare lo spostamento più al largo della storica diga foranea e del contestuale dragaggio dei fondali del porto.

Armatori, spedizionieri, agenti marittimi e trasportatori da oltre quindi anni ritengono l’opera determinante per la crescita dei traffici di tutti i settori al fine di consentire l’approdo delle navi di ultima generazione, in particolare i porta contenitori. Nello stesso tempo, si attende il via del cosiddetto “ribaltamento a mare” che potenzierà  la produzione della Fincantieri che ha già molte ordinazioni di nuove navi a tutti i livelli mondiali. Non mancano altri aspetti che potrebbero cambiare  in senso positivo la fisionomia di alcuni settori dello scalo: si va dalla nuova funzione di Ponte Parodi, una realtà per la quale molti anni fa era stata individuata una prospettiva funzionale fuori di mercato. Ma, proprio per sostenere questo ragionamento, un queste ore è arrivata, dopo anni di attesa e di discussioni,  la notizia dell’annuncio della prossima ristrutturazione dell’ Hennebique. Lunedì sarà presentato ufficialmente il progetto.  Genova ha davvero bisogno d’un colpo di reni, superando una volta tanto i veti incrociati e i ritardi frutto dell’eccesso di burocrazia. Le premesse per crescere ci sono. Ora occorre afferrare al volo le occasioni.