Doppia rete, doppio consumo: perché l’Italia paga il prezzo del rame mentre la fibra resta vuota

di R.S.

1 min, 57 sec

Oggi convivono la vecchia rete in rame – energivora e costosa da mantenere – e quella in fibra ottica, più efficiente e performante

Doppia rete, doppio consumo: perché l’Italia paga il prezzo del rame mentre la fibra resta vuota

L’Italia corre sulla fibra, ma continua a trascinarsi dietro il rame. Il risultato è una doppia infrastruttura che consuma energia, moltiplica i costi e rallenta i benefici attesi dalla trasformazione digitale. A evidenziarlo sono tre studi firmati da Deloitte, Luiss e Politecnico di Torino, che mettono in fila numeri e scenari: il passaggio completo alla rete ultraveloce porterebbe vantaggi economici e ambientali significativi, ma l’adozione resta ancora troppo bassa.

Oggi convivono la vecchia rete in rame – energivora e costosa da mantenere – e quella in fibra ottica, più efficiente e performante. Tenere attive entrambe significa alimentare centrali, armadi stradali e sistemi di trasmissione duplicati.

La fibra consuma meno elettricità per unità di traffico dati, richiede meno manutenzione e garantisce velocità e stabilità superiori. Tuttavia, finché una quota consistente di utenti rimane ancorata alle offerte tradizionali, gli operatori devono sostenere i costi di entrambe le infrastrutture.

Secondo le analisi citate, una migrazione totale alla fibra porterebbe un aumento della produttività grazie a connessioni più veloci e affidabili, fondamentali per imprese, smart working, servizi digitali e pubblica amministrazione.

Sul fronte ambientale, la dismissione del rame ridurrebbe i consumi energetici complessivi della rete di telecomunicazioni, contribuendo agli obiettivi di sostenibilità. Meno apparati accesi, meno dispersioni, meno interventi tecnici: un’infrastruttura unica e moderna è anche più “verde”.

Nonostante la copertura in fibra sia cresciuta in modo significativo negli ultimi anni, gli abbonamenti alla linea ultraveloce restano inferiori alle attese. Molti utenti non percepiscono ancora un vantaggio immediato rispetto alle connessioni tradizionali o temono costi più elevati.

Questo ritardo nell’adozione rallenta il ritorno degli investimenti e prolunga la vita della rete in rame, creando un circolo vizioso: finché il vecchio sistema resta attivo, i risparmi energetici e gestionali della fibra non possono esprimersi pienamente.

Il tema non è solo tecnologico ma industriale e politico. Accelerare lo “switch off” del rame significherebbe accompagnare famiglie e imprese verso la nuova rete con incentivi, campagne informative e offerte competitive.

La sfida è trasformare un’infrastruttura già in gran parte realizzata in un reale motore di crescita. Perché finché la fibra resta sotto utilizzata, l’Italia paga due volte: in bolletta energetica e in opportunità mancate.

 

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