Dopo la tragedia di Nizza la polemica sugli immigrati

di Paolo Lingua

Dopo la tragedia di Nizza la polemica sugli immigrati

La tragedia sanguinosa di Nizza, oltre che segnare un’altra triste puntata del fenomeno storico dell’islamismo fanatico, ha aperto una serie di problematiche che vanno certamente molto al di à delle polemiche politiche che si sono scatenate poche ore dopo il triplice e assurdo omicidio. Continua lo scambio di accuse tra Salvini e la ministra dell’interno Lamorgese. Il leader della Lega sottolinea che l’anno scorso gli immigrati arrivati in Italia erano stati 9500 contro i 27.000 di quest’anno. La Lamorgese replica che l’Italia e i servizi del ministero dell’interno non hanno alcuna responsabilità diretta riguardo alla vicenda del tunisino omicida. La polemica è più che comprensibile, anche tenendo conto che Salvini dovrà rispondere al famoso processo in Sicilia della questione degli immigrati trattenuti a bordo rinviandone lo sbarco, quando il leader della Lega era ministro dell’interno. Ma, al di là delle posizioni personali e politiche (ma anche Forza Italia e Fratelli d’Italia sono stati fortemente critici nei confronti della posizione del governo in tema di immigrazione), c’è una complessa problematica che emerge indirettamente dal dramma di Nizza e che non si può ignorare e neppure pensare di risolvere ideologicamente.

La vicenda del tunisino killer di Nizza è emblematica. Arriva a Lampedusa su un battello autonomo. Poi lo spostano a Bari. Non è ritenuto, di fatto, accogli bili e si dispone – sulla carta – il suo respingimento e il ritorno in Tunisia. Ma lui sparisce e fa perdere le sue tracce. Passa clandestinamente la frontiera a Ventimiglia e va a Nizza dove accade quel che accade. Al di là della tragedia specifica, quanti immigrati clandestini , appena arrivati e accolti, sono spariti? Di quanti, in realtà, si conoscono i dati anagrafici certi? Di quanti si conosce il passato ed, even tualmente, i potenziali e pericolosi contatti con l’Isis e comunque con i movimenti islamici fanatici e potenzialmente pericolosi? Tutta la questione è molto vaga e i mezzi di controllo sono relativi, tenendo conto che esistono gli arrivi dall’Africa sub-sahariana che non hanno che raramente motivazioni politiche ma sono popoli che sperano di vivere meglio in Europa; e poi ci sono gli arrivi dalla Tunisia, dove la situazione politica è inquieta ed, infine, quelli da una Libia che è quasi senza un vero governo, ma divisa tra leader e tribù. Per non parlare di chi guadagna e specula sulla pelle di disgraziati.

Per quel che riguarda l’Italia, che per sventura geografica, è l’approdo più facile e vicino all’Africa, in realtà si tergiversa e ci si arrangia come si può, non sempre felicemente, anche perché la crisi economica e il dramma collettivo del coronavirus hanno alterato tutti gli aspetti della realtà, perché non è semplice il controllo infettivo di migliaia di immigrati e la loro collocazione in sicurezza. Non solo: di fatto, anche se si cerca di non sottolineare la delicatissima questione, c’è una Europa sempre meno disponibile all’accoglienza. I Paesi del Nord Europa sono saturi e tutti gli altri (Portogallo, Spagna, Francia, Benelux, Grecia, per non parlare dell’Europa orientale) non tendono più a offrirsi per accogliere, percentualmente, una parte degli arrivi come ancora era possibile l’anno scorso. Per cui in Italia siamo costretti di fatto ad accogliere gli arrivi cercando di puntare ai rimpatri (in gran parte non ci sono motivazioni sostanziali) che però si realizzano al rallentatore, come è più che comprensibile. Infine, ma forse la questione è la più delicata e complessa, occorre una riflessione sugli effetti e sulle conseguenze della pandemia sulla nostra economia (come del resto negli altri Paesi dell’UE).

Stanno emergendo grossi problemi di lavoro e occupazione, in particolare nei settori del commercio al minuti, di ristoranti , bar, mondo dello spettacolo. Ma ci sono conseguenze anche nei servizi e nella grande industria. Considerata la quasi assoluta inadeguatezza a lavori che richiedano anche un minimo di preparazione da parte degli immigrati, che cosa potrà accadere? Cresce la disoccupazione dei cittadini italiani, aumentano le preoccupazioni di ordine pubblico. Che spazio possono avere gli immigrati nel mondo del lavoro e quali possibilità possono avere dopo l’arrivo in Italia? Il problema è molto serio e grave, ma non lo si può risolvere sul piano della propaganda elettorale e dell’ideologia. Ma occorrerà affrontarlo perché può creare ulteriori, gravissimi problematiche al nostro sistema. Le immigrazioni hanno avuto un senso storico quando l’economia era in netta crescita. Ma ora? I governi non si possono voltare dall’altra parte.