Dipendenza digitale, Pederzolli: “Non riguarda solo i giovani, siamo tutti coinvolti”
di Luca Pandimiglio
Tra i segnali di disagio più frequenti vengono indicati disturbi del sonno, irritabilità e una ricerca costante di gratificazione immediata, legata ai meccanismi tipici delle piattaforme social
La dipendenza tecnologica, e in particolare l’uso sempre più intensivo di smartphone e social network, è un fenomeno in crescita che non riguarda solo i giovani, ma tutte le fasce d’età. A sottolinearlo è Marianna Pederzolli, consigliera dell’Ordine degli Psicologi della Liguria, intervenuta per fare il punto sugli effetti psicologici della vita digitale.
“Non è corretto parlare solo di giovani – spiega Pederzolli – basta guardarsi intorno su un mezzo pubblico: siamo tutti con il telefono in mano. La differenza è che i ragazzi nascono dentro questo cambiamento epocale e ne subiscono un impatto maggiore, anche perché il loro cervello è ancora in fase di sviluppo”.
Secondo la psicologa, l’uso continuo dello smartphone incide su attenzione, memoria e capacità di concentrazione, modificando le abitudini cognitive e relazionali. Un comportamento che, se ripetuto per molte ore al giorno, può avere effetti anche sulla vita quotidiana e lavorativa.
Tra i segnali di disagio più frequenti vengono indicati disturbi del sonno, irritabilità e una ricerca costante di gratificazione immediata, legata ai meccanismi tipici delle piattaforme social. “Sono sistemi costruiti per trattenere l’attenzione – sottolinea – e attivano i circuiti della dopamina, lo stesso meccanismo delle ricompense”.
Un aspetto particolare riguarda le differenze di genere: “Le ragazze risultano più esposte alla dipendenza da social network – evidenzia Pederzolli – perché più soggette al confronto estetico e al giudizio sul corpo, con effetti diretti sull’autostima e sul senso di adeguatezza”.
Al centro della riflessione anche il ruolo di famiglie e scuola. Per la consigliera dell’Ordine è fondamentale rafforzare la presenza dello psicologo scolastico e attivare sportelli di ascolto strutturati. “Serve prevenzione, non solo intervento quando il problema è già conclamato”.
Accanto alle istituzioni educative, viene richiamata anche la responsabilità degli adulti: “I genitori devono accompagnare i figli, non lasciarli soli nel mondo digitale. Spesso li proteggiamo nel mondo fisico ma non in quello online, che può essere altrettanto rischioso”.
Pederzolli sottolinea inoltre la necessità di una maggiore consapevolezza da parte degli adulti stessi, spesso impreparati a gestire l’impatto delle nuove tecnologie. “Siamo tutti dentro un esperimento sociale globale, e dobbiamo ancora trovare i giusti strumenti per affrontarlo”.
Il tema si intreccia anche con il gioco d’azzardo online e le nuove dipendenze digitali. “Oggi parliamo di dipendenze a 360 gradi – spiega – che includono gaming, social e gioco d’azzardo, tutte accomunate da meccanismi di ricompensa e perdita di controllo”.
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