Delitto di Molassana: il quartiere piange la scomparsa di Maria Marchetti

di Anna Li Vigni

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"Sono arrivata qui a Molassana e quindi poi anche ho atteso che se ne andassero. Certamente è un quartiere davvero sbigottito per questo evento. Io in questo momento mi trovo proprio all'incrocio tra via Molassana e via San Felice, in cima a via San Felice, all’interno del civico 39 si è consumata questa tragedia”, racconta la giornalista.

Una tragedia che davvero lascia tutti col fiato sospeso, una tragedia annunciata perché c’erano dei problemi. Le persone residenti del quartiere erano a conoscenza di alcuni disagi, ma la povera signora Mariuccia purtroppo ne ha fatto le spese. La signora è stata accoltellata”, aggiunge.

“Una tragedia annunciata, una donna lasciata sola perché giustamente il figlio più grande aveva la sua vita, lasciata con un uomo che aveva bisogno d’aiuto psicologico e anche farmacologico, che rifiutava, e l’hanno lasciata sola. Io credo che le istituzioni debbano pensare un attimino a queste famiglie, perché non sia l’unica a supportarle in qualche modo. Io ci ho parlato due giorni fa. La signora era autosufficiente, faceva le sue cose da sola. Sempre con il sorriso, una donna meravigliosa. Umanamente, il figlio Fabio io lo conosco, un ragazzo che aveva bisogno d’aiuto e che secondo me e tanti altri è stato lasciato solo. Questa è una tragedia, una morte che si poteva evitare sicuramente”, commenta una residente del quartiere.

L’8 marzo, giorno della festa delle donne, diventa ancora più doloroso. “Ecco parole che raccontano proprio quella che è stata un’impressione a caldo di una persona che conosceva la vittima. La signora è sbigottita, così come tanti altri residenti. Come è possibile che possa essere accaduto tutto questo?”

Dai commercianti del quartiere arrivano altre testimonianze. Il fruttivendolo Pasquale Bianco racconta: “Sì, veniva qui a fare la spesa, la conoscevo, una brava persona. Veniva da sola, con il figlio o con la sorella. Comprava frutta e verdura. Anche lei è rimasto scioccato da questo fatto? Sì, mi ha dispiaciuto tantissimo perché era una bravissima persona, sia lei che il figlio, anche se il figlio era un po’ strano, però era un bravo ragazzo”.

“Tra l’altro, una cosa che non vi ho detto: proprio nel palazzo al numero 39, dove viveva la signora Marchetti, vive anche la sorella. La signora gestiva un negozio di estetica con la sorella e il figlio minore era stato in una struttura per la salute mentale di ASL 3 Genova, poi rilasciato e tornato a casa con la madre”.

Un altro vicino aggiunge: “Conoscevamo la famiglia, conoscevamo il soggetto che purtroppo aveva dei problemi. È vero che aveva minacciato un condominio, ma parlando per strada sembrava una persona normalissima. Poi, visti i precedenti, sapeva che da un momento all’altro poteva essere una bomba. Purtroppo, poveraccia la signora, ma poverino anche lui perché aveva problemi. La signora era affabile, tranquilla, l’incontravamo quando andava a fare la spesa. Il figlio è stato comunque arrestato, l’abbiamo visto portarlo via in macchina tutto pieno di sangue”.

Infine Gerolamo, giovane commerciante, ricorda: “Purtroppo conoscevo tutta la famiglia. Il figlio aveva avuto dei precedenti un po’ turbolenti. Quando si è malati e non si prendono le pastiglie, si va in una certa direzione. Si poteva evitare, ma a chi diamo le colpe? Non si può dare colpa a nessuno. Purtroppo la signora Mariuccia… veniva qui spesso, una famiglia per bene. È una tragedia che nessuno se l’aspettava, anche se c’era un po’ di timore. Ci voleva più aiuto da parte delle istituzioni? Diamo sempre colpa alle istituzioni, ma se prescrivono medicine e non le prendi, nessuno può farlo al posto tuo”.

La morte di Mariuccia Marchetti lascia il quartiere sotto shock, tra rabbia e dolore mentre le testimonianze raccolte raccontano una vita quotidiana normale interrotta da una tragedia annunciata.

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