Dalla Cina una lezione all’Italia: energia cara e pulita, il ritardo che possiamo colmare in 3 mosse

di R.S.

1 min, 54 sec

Da un'intuizione individuale nasce il predominio industriale cinese nelle auto elettriche e nelle batterie

Dalla Cina una lezione all’Italia: energia cara e pulita, il ritardo che possiamo colmare in 3 mosse

Le bollette italiane sono aumentate del 18% all’inizio del 2025 e, secondo le previsioni, il trend resterà negativo almeno fino alla fine dell’anno. Dietro questi rincari c’è un dato che pesa più di tutti: l’Italia è oggi la grande economia europea con il costo dell’energia più alto e, allo stesso tempo, una delle meno avanzate nella produzione elettrica da fonti pulite.

Eppure esiste un precedente - scrive Federico Fubini sul Corriere della Sera - che dimostra come anche chi parte in ritardo possa diventare leader globale. La storia arriva dalla Cina e ha il volto poco noto di Wan Gang.

Nato a Shanghai nel 1952, nel pieno delle trasformazioni della Cina maoista, Wan attraversa gli anni durissimi della Rivoluzione culturale. Viene mandato nella provincia rurale dello Jilin, studia ingegneria tra lavoro e formazione militare, poi riesce a specializzarsi in meccanica sperimentale. A 32 anni lascia la Cina per la Germania, dove consegue un dottorato e lavora per dieci anni in Audi.

Nel 2000 prende una decisione destinata a cambiare la storia industriale cinese: scrive al governo di Pechino proponendo una strategia radicale. Secondo Wan, la Cina era troppo indietro nei motori tradizionali per competere con Europa, Stati Uniti e Giappone. Doveva quindi saltare una generazione tecnologica e puntare direttamente sull’auto elettrica.

La proposta convince il Consiglio di Stato cinese. Wan viene nominato responsabile del progetto nazionale sulle nuove energie e, poco dopo, ministro della Scienza e Tecnologia: il primo non iscritto al Partito comunista a entrare nel governo cinese dagli anni Settanta.

Da quella intuizione nasce il predominio industriale cinese nelle auto elettriche e nelle batterie.

La lezione per l’Italia è evidente. Anche oggi il nostro Paese parte in ritardo: energia costosa, dipendenza dall’estero, investimenti insufficienti nelle rinnovabili e nelle reti. Ma proprio come la Cina di allora, potrebbe recuperare rapidamente scegliendo poche priorità strategiche:

  1. accelerare sulle rinnovabili;
  2. investire nelle infrastrutture energetiche e nelle reti;
  3. creare una politica industriale capace di attrarre innovazione e produzione tecnologica.

Non si tratta soltanto di abbassare le bollette. La partita riguarda competitività industriale, crescita economica e autonomia strategica. La Cina lo ha capito venticinque anni fa. L’Italia è ancora in tempo per farlo adesso.

 
 

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