Dai fondali di Voltri alla vetta del Bianco in 22 ore e 9': Andrea Pedemonte, atleta estremo di Ceranesi, completa un'impresa mai riuscita prima
di gil. v.
Raccolta fondi per “C’è Da Fare” e “Marevivo”. "Fare qualcosa fuori dal comune è spesso l’unico modo per attirare l’attenzione su temi importanti"
Dai 40 metri di profondità del Mar Ligure ai 4.810 metri della vetta del Monte Bianco in appena 24 ore. Anzi, in 22 ore e 9 minuti. Andrea Pedemonte ce l’ha fatta, portando a termine una sfida straordinaria che unisce apnea, ciclismo e alpinismo in un’unica impresa senza precedenti.
Trentacinque anni, medico specialista in Medicina dello Sport e dell’Esercizio Fisico, oggi residente e attivo professionalmente nel Veronese, Pedemonte conserva però un forte legame con la sua terra d’origine. Le sue radici affondano infatti in Valpolcevera, a Ceranesi, dove è cresciuto in località Vigo e dove molti lo ricordano ancora come “il figlio del carrozziere”. Un’appartenenza che il protagonista di questa avventura non ha mai dimenticato e che ha voluto portare simbolicamente con sé lungo tutto il percorso.
L’impresa è iniziata nelle acque antistanti Voltri, dove Pedemonte (foto in alto a sinistra di Gabriela Mazzarello) si è immerso in apnea fino a quota meno 40 metri, senza l’ausilio di bombole. Una prova tutt’altro che semplice. Se i primi 20 metri rappresentano una profondità affrontabile da un apneista ben allenato, oltre quella soglia le difficoltà aumentano sensibilmente e richiedono preparazione tecnica, controllo mentale e grande esperienza. Dopo circa due minuti di immersione, il medico-atleta è riemerso dando il via alla seconda fase della sua sfida.
Raggiunta la riva, è salito in sella alla bicicletta per affrontare oltre 300 chilometri di strada verso le Alpi, attraversando il Passo del Turchino e dirigendosi verso il massiccio del Monte Bianco. Una lunga cavalcata che ha preceduto l’ultima e più impegnativa parte del percorso: l’ascesa finale in ambiente alpino.
Qui Pedemonte ha indossato l’equipaggiamento da scialpinista e ha affrontato circa 15 chilometri di salita con un dislivello complessivo di 3.000 metri. Un ultimo sforzo estremo che lo ha condotto fino alla cima del Monte Bianco, completando così una traversata verticale che, nel giro di una sola giornata, lo ha portato dal mare alle quote più elevate d’Europa.
Più che una semplice sfida sportiva, l’iniziativa è stata concepita come un progetto solidale. L’obiettivo era infatti raccogliere fondi e sensibilizzare l’opinione pubblica a favore delle associazioni “C’è Da Fare” e “Marevivo”, realtà impegnate rispettivamente nella tutela della salute mentale e nella salvaguardia dell’ambiente marino. Un connubio tra sport, sostenibilità e impegno sociale che ha rappresentato il vero motore dell’impresa.
«Fare qualcosa fuori dal comune è spesso l’unico modo per attirare l’attenzione su temi importanti», ha spiegato Pedemonte, sintetizzando lo spirito che lo ha accompagnato lungo tutto il percorso.
A documentare le prime fasi dell’avventura sono state anche le fotografie di Ilario Campora, che hanno immortalato la partenza a Voltri con la Valpolcevera nel cuore. Un legame mai spezzato, proprio come la determinazione che ha permesso ad Andrea Pedemonte di scrivere una pagina unica di sport e solidarietà, trasformando un’idea apparentemente impossibile in una realtà conquistata metro dopo metro, dal blu profondo del mare ligure fino ai ghiacci della vetta più alta delle Alpi.
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