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Crollo Morandi, Autostrade accusa il Ministero: "Colpa del mancato restyling"

di Redazione

La linea difensiva di Aspi trapela in sede civile in seguito alla richiesta danni di 5 aziende di logistica

"Non siamo stati messi in condizione di mettere in sicurezza ponte Morandi per via delle lungaggini burocratiche sul resyling".

Potrebbe essere questa la linea difensiva di Autostrade nella grande inchiesta sulla tragedia del 14 agosto del 2018 che ha provocato la morte di 43 persone.

Linea che però rischia di naufragare se al Ministero, come trapelato  in passato, spettava solo un compito di mero controllo sull'operato di Aspi. Ed è questo è forse uno dei quesiti più importanti su cui potrebbe ruotare il processo anche in sede penale.

Lo svela la linea difensiva di Aspi in sede civile nel rispondere a cinque aziende genovesi del settore della logistica e dei trasporti che hanno chiesto i danni subiti per le conseguenze del crollo del Ponte Morandi.

Autostrade aggiunge che i disagi sono stati prolungati anche dopo il crollo per via dell'estromisione di Aspi dalla opera di ricostruzione.

A capeggiare la rivolta degli imprenditori è Aldo Spinelli, titolare di una delle più importanti ditte del porto di Genova in fatto di movimentazione di container.

 Le richieste di risarcimento non sono state ancora quantificate: le prime consulenze ipotizzano danni per milioni. Ai giudici viene chiesto di pronunciarsi sugli effetti diretti, ovvero l’aumento dei costi legati all’interruzione dei collegamenti, e quelli indiretti, il più generale calo del volume d’affari e degli introiti generati dal disastro.
Oltre ad Aldo Spinelli, a chiedere i danni sono le aziende Fuorimuro servizi portuali e ferroviari Srl, la Inrail Spa e la Metrocargo. Una quinta azienda sta accodandosi alle altre quattro ditte.