Crans-Montana: i primi nomi di feriti e dispersi italiani. La famiglia di Emanuele Galeppini, 16enne golfista genovese: "Aspettiamo il Dna"
di R.C.
Procedure di identificazione particolarmente complesse date le circostanze della tragedia. Prime ipotesi sulle cause del devastante rogo costato 47 giovani vite
A un giorno dal devastante incendio di Crans-Montana iniziano a emergere le prime informazioni sui cittadini italiani rimasti feriti o ancora irreperibili. Farnesina e Governo mantengono la massima cautela: l’identificazione delle vittime procede lentamente, come ha sottolineato in una nota anche il presidente del Consiglio Giorgia Meloni, "l'identificazione delle vittime è particolarmente complessa a causa delle gravi ustioni riportate".
Secondo quanto riportato da diversi organi di stampa nazionali, tra i dispersi figurano giovani provenienti da varie città italiane, tra cui Roma, Milano, Bologna e Genova. Tra i nomi circolati c’è quello di Emanuele Galeppini, 17enne genovese e promettente golfista, residente a Dubai: la Federazione italiana golf lo ha ricordato pubblicamente, così come la sindaca Salis e il governatore Bucci al pari di Ilaria Cavo e Armando Sanna, mentre la famiglia attende conferme ufficiali attraverso gli esami del Dna. "Per il momento Emanuele è ancora nella lista dei dispersi e stiamo aspettando il risultato del dna". Lo ha detto sui social Sebastiano Galeppini, zio di Emanuele, il ragazzo genovese disperso nella strage di Crans-Montana, in Svizzera. La notizia della morte del ragazzo era stata anticipata dalla Federazione italiana golf con una nota sui suoi canali ufficiali.
Restano senza notizie anche Giovanni Tamburi, 16 anni di Bologna, e Carlo Minghetti, romano, i cui genitori sono ancora sul posto nella speranza di ottenere informazioni.
Nell’elenco dei dispersi compaiono anche Chiara Costanzo, sedicenne di Milano, e Achille Barosi, 16 anni, per il quale i genitori hanno lanciato un appello pubblico. Tra le persone non ancora rintracciate viene segnalato anche Giuliano Biasini.
Per quanto riguarda i feriti, sono tredici gli italiani attualmente ricoverati. Alcuni di loro si trovano all’ospedale Niguarda di Milano, tra cui Manfredi Marcucci, Gregorio Esposito, Giuseppe Giola ed Eleonora Palmieri, 29 anni, originaria di Cattolica. Altri feriti sono ricoverati in diverse strutture sanitarie: tra questi Alessandra Galli De Min, 55 anni, residente a Ginevra, e due giovani in gravi condizioni, Chian Taser Talingdan, 16 anni, e Francesca Nota. Completano l’elenco dei feriti Leonardo Bove, Filippo Leone Grassi, Elsa Rubbino, Antonio Lucia e Sofia Donadio. Una persona risulta ancora non identificata.
Le autorità italiane continuano a seguire l’evoluzione della situazione in stretto contatto con quelle locali, mentre le famiglie attendono notizie ufficiali sui propri cari.
Indagini sulle cause - All'origine della tragedia di Crans-Montana c'è un fenomeno che segna il passaggio da un incendio controllabile a uno fuori controllo: il cosiddetto flashover, davanti al quale anche i vigili del fuoco devono spesso arretrare. Nonostante la devastazione, incendi di questo tipo lasciano comunque indizi preziosi per ricostruire l'accaduto, anche se le analisi tecnico-scientifiche possono richiedere settimane o mesi, dice all'ANSA Valeria Di Sarli, dell'Istituto di scienze e tecnologie per l'energia e la mobilità sostenibili del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Stems).
Un flashover "non è un'esplosione, anche se l'effetto visivo può risultare simile, e soprattutto non è generato dal caso", osserva l'esperta. Questo fenomeno, noto anche come 'incendio generalizzato', rappresenta il punto di arrivo di una combinazione precisa di fattori, dai quali dipendono energia termica e presenza di gas combustibili in un ambiente chiuso, con conseguente riscaldamento di tutti i materiali. "Anche il tempo in cui si sviluppa dipende dalle condizioni dell'ambiente", aggiunge.
Durante un flashover, "l'incendio può iniziare in modo limitato, coinvolgendo per esempio un singolo oggetto come un arredo o una tenda, mentre fumi caldi contenenti gas combustibili, derivati sia dalla combustione stessa sia dalla pirolisi dei materiali riscaldati dal fuoco, salgono verso il soffitto, formando uno strato che si ispessisce progressivamente e riduce la visibilità. Il calore irradiato dallo strato di fumi e dalle superfici già coinvolte provoca il riscaldamento dei materiali circostanti. Quando la temperatura dei fumi e delle superfici raggiunge circa 500-600 °C, i gas e i materiali autoigniscono e numerosi oggetti, anche lontani dal focolaio iniziale, prendono fuoco quasi simultaneamente". In queste condizioni, l'apertura di porte e finestre favorisce l'ingresso di ossigeno, che in una fase già critica alimenta ulteriormente l'incendio.
Ora prende avvio il lungo lavoro delle indagini, alla ricerca di indizi che consentano di capire perché si sia sviluppato un incendio così violento. "Innanzitutto bisogna individuare il focolaio iniziale, identificando tracce evidenti come bruciature profonde o direzionali sulle superfici. Si analizza poi il percorso del fuoco". Nella ricostruzione, "tutti gli elementi sono strettamente correlati tra loro". Si tratta di un'analisi integrata, nella quale "è fondamentale considerare anche tipo e disposizione dei materiali combustibili, come tessuti e materiali sintetici, e valutare le eventuali fonti di innesco".
Nel caso del locale di Crans-Montana, i primi sospetti si sono concentrati sulle fontane pirotecniche e sui controsoffitti, spesso realizzati con materiali infiammabili.
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