Condividi:


Covid, il viceministro Sileri: "Nuovi lockdown possibili ma su casi isolati"

di Marco Innocenti

"Una singola rsa o una micro zona rossa. I focolai isolati? Non li temiamo. Basta individuarli in tempo e circoscriverli"

Il Covid ha cambiato la nostra realtà, questo è fuor di dubbio. Ma a cambiare - lo dicono anche gli esperti - è stato il virus stesso. Anche Matteo Bassetti, direttore della clinica di malattie infettive dell'Ospedale San Martino, ha confermato che l'aggressività del virus non è la stessa di qualche mese fa, denunciando anche errori nella gestione di asintomatici e tamponi. Adesso insomma la gestione dell'emergenza coronavirus in Italia sarebbe più che altro caratterizzata dal controllo su focolai isolati, fiammate improvvise da tenere sotto controllo prima che si diffondano. Veneto, Lazio ed Emilia Romagna, le tre regioni che, in questo senso, sono da attenzionare maggiormente, anche perché lì l'indice Rt (che quantifica la velocità di diffusione del virus) è risalito sopra 1, con il Veneto che ha registrato addirittura un picco a 1,68.

Il caso-Veneto e la rabbia del governatore Zaia

Emblematico, in tal senso, è il caso del Veneto dove un imprenditore della provincia di Vicenza, appena rientrato da un viaggio in Serbia, ha continuato la propria vita normale nonostante i sintomi della malattia, rifiutando inizialmente il ricovero e contagiando decine di persone fra contatti lavorativi e non solo, arrivando addirittura a prendere parte ad una festa e ad un funerale. Il 1° luglio, alla fine, è stato ricoverato ma poi si è saputo che anche il 30 giugno aveva incontrato persone, nonostante sapesse già del suo stato di malattia. "Se fosse per me - ha tuonato su Facebook il governatore della regione Veneto Luca Zaia - per questi casi prevederei la carcerazione: non esiste che un positivo vada in giro a prescindere".

Focolaio anche in Trentino: otto contagiati

A preoccupare adesso sono i contagi di rientro, quelli cioé scatenati da cittadini italiani e non di rientro da paesi stranieri nei quali il virus è ancora molto diffuso e il contagio non è sotto controllo. E' questo il caso ad esempio della ex-Jugoslavia: in Trentino un cittadino italiano rientrato da un viaggio in Kosovo, prima di essere sottoposto a isolamento, avrebbe contagiato ben otto persone.

Roma e i contagi di rientro nella comunità del Bangladesh

Anche a Roma la situazione rischia di degenerare. Nei giorni scorsi è stato l'assessore alla sanità della Regione Lazio Alessio D'Amato ad annunciare che saranno eseguiti test a tappeto su cittadini del Bangladesh rientrati recentemente nella capitale. Alcuni di loro, infatti, sarebbero già risultati positivi al virus. A richiedere misure più decise nei controlli, soprattutto per i viaggiatori di ritorno da paesi asiatici era stato anche l'ad di Aeroporti di Roma Marco Troncone.  Sempre nella capitale, poi, l'allarme è scattato per la positività di due fratelli che hanno preso parte ad un centro estivo di calcio e per quella di alcuni partecipanti ad una cena di classe in un ristorante. Anche in questo caso, chiusura immediata sia per il centro estivo che per il ristorante e tamponi per tutti i possibili contagiati.

Prova a gettare acqua sul fuoco della polemica però il viceministro della salute Pierpaolo Sileri: "È stata fatta confusione, è innegabile - ha detto a Sky Tg24 - E forse si è parlato troppo in maniera diversa. Ho invitato molti degli scienziati a fare una riunione tutti insieme anche per stabilire una strategia comunicativa, perché molte volte gli scienziati si sono confrontati in un salotto che non è il salotto dove normalmente parlano, cioè la tv, e questo sicuramente non ha aiutato. Magari anche noi medici spieghiamo le cose in una formula che per noi è comprensibile ma per i cittadini magari è meno chiara".

"In Italia - ha aggiunto - ci sono focolai sparsi ma erano attesi. Il virus circola ancora anche se molto meno. Ogni focolaio è una battaglia, più o meno impegnativa a seconda della grandezza. Le battaglie si vincono controllando i focolai e facendo sì che virus non si estenda altrove. Questo è quello che ci aspetta nei prossimi mesi, la nostra bravura sarà nel testare, tracciare e trattare i casi".

"I nuovi lockdown - prosegue Sileri - saranno on demand su piccole aree: una Rsa, una microzona rossa... dobbiamo abituarci a questo. Ma ribadisco che l'evidenza clinica e la situazione che osserviamo oggi sono molto tranquillizzanti. Non dobbiamo avere paura di nuovi focolai. Ce ne saranno altri, l'importante è scoprirli e contenerli".