Carburanti marittimi sostenibili: pochi hub strategici possono accelerare la transizione del settore

di Redazione

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Carburanti marittimi sostenibili: pochi hub strategici possono accelerare la transizione del settore

Un nuovo studio realizzato da Lloyd’s Register Maritime Decarbonisation Hub evidenzia come investimenti tempestivi in un numero limitato di hub portuali strategici potrebbero favorire in modo significativo la diffusione e l’utilizzo dei carburanti marittimi sostenibili.

Il rapporto, intitolato Building the Sustainable Maritime Fuel Supply Chain, rappresenta la prima pubblicazione della serie “Maritime System in Transition” e analizza, attraverso dati e valutazioni globali, dove sarà più probabile produrre, esportare e utilizzare i nuovi carburanti alternativi per il trasporto marittimo, come e-fuel e biocarburanti sostenibili.

Secondo lo studio, la domanda mondiale di bunkeraggio è oggi fortemente concentrata: appena 19 porti coprono circa la metà del fabbisogno globale di carburante navale. Questa situazione offre l’opportunità di accelerare la transizione energetica intervenendo inizialmente su un numero ristretto di scali marittimi ad alto impatto, dotandoli delle infrastrutture necessarie per gestire in sicurezza diverse tipologie di combustibili sostenibili.

Il rapporto mette però in luce anche una crescente distanza geografica tra i luoghi in cui si svilupperà la produzione di carburanti green e i principali centri di domanda attuali. Molti dei progetti più avanzati per la produzione di e-fuel sorgono infatti lontano dagli hub di bunkeraggio tradizionali. Per questo motivo, le future catene di approvvigionamento dipenderanno dalla creazione di collegamenti efficienti tra regioni esportatrici e grandi porti internazionali, attraverso nuove rotte commerciali e corridoi logistici dedicati.

Uno degli aspetti più rilevanti emersi dall’analisi riguarda la localizzazione dei nuovi impianti produttivi. Oltre il 60% dei progetti dedicati agli e-fuel viene sviluppato all’interno di raffinerie, poli petrolchimici o siti energetici già esistenti. Questa scelta consente di ridurre i rischi operativi e finanziari grazie all’utilizzo di infrastrutture, sistemi logistici e autorizzazioni già disponibili.

Lo studio individua inoltre tre principali modelli regionali destinati a caratterizzare il mercato iniziale dei carburanti sostenibili per il settore marittimo. L’Asia sarà fortemente dipendente dalle importazioni, mentre l’Europa adotterà probabilmente un sistema misto basato sia sulla produzione interna sia sull’approvvigionamento esterno. Alcune aree delle Americhe, dell’Africa e dell’Asia, invece, potrebbero trasformarsi in grandi esportatori di carburanti sostenibili, grazie alla capacità produttiva locale.

Secondo il rapporto, gli ostacoli principali alla crescita del settore non sono più di natura tecnica, ma riguardano soprattutto aspetti economici, normativi e di coordinamento tra i vari attori coinvolti. Per rendere concreti i progetti annunciati saranno quindi necessari investimenti coordinati tra produzione, infrastrutture portuali, servizi di bunkeraggio e domanda del trasporto marittimo, sostenuti da strumenti finanziari condivisi e meccanismi di riduzione del rischio.

La ricerca introduce anche il nuovo Port Explorer Tool, sviluppato per aiutare investitori, autorità portuali e decisori politici a identificare i porti con il maggiore potenziale futuro per esportazione e bunkeraggio di carburanti sostenibili.

Carlo Raucci, responsabile della strategia sui carburanti sostenibili del Decarb Hub, ha sottolineato come la transizione energetica marittima richieda la costruzione di un sistema resiliente e integrato, in cui i porti diventeranno il punto di collegamento fondamentale tra produzione energetica e domanda globale di trasporto marittimo.

Anche Vassia Sourtzi, responsabile della transizione dei carburanti presso il Decarb Hub, ha evidenziato che il vero nodo critico non è più identificare i progetti, ma riuscire a sviluppare contemporaneamente l’intera catena di approvvigionamento, coordinando produzione, infrastrutture, domanda e finanziamenti.

Il rapporto inaugura la serie “Maritime System in Transition”, un programma di ricerca che punta a fornire strumenti e dati utili per accelerare la decarbonizzazione del trasporto marittimo globale. Le future pubblicazioni approfondiranno il ruolo di infrastrutture, flotte, politiche industriali e sistemi finanziari nella costruzione di un settore navale più sostenibile e resiliente.

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